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rassegna stampa: Le bombe della NATO continuano a fare vittime

Pubblicato 20 02 2009  Pagina Stampabile  Invia questo Articolo ad un* Amic*  RSS feed      

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Serbia: Un gruppo italiano indaga sull'uso di uranio impoverito nei bombardamenti NATO.

Tratto da Adnkronos International Italia

Belgrado, 18 Febbraio (AKI) - Una Organizzazione Non Governativa italiana sta investigando sulle conseguenze dei bombardamenti NATO del 1999 sulla Serbia, e sugli effetti dell’uso di uranio impoverito sulla popolazione civile.
I membri della ONG Un ponte per.., Alessandro di Meo e Samantha Mengarelli, sono arrivati a Belgrado mercoledì per parlare con gli ufficiali serbi, testimoni oculari e vittime dirette degli attacchi aerei NATO.
Visiteranno numerose città serbe duramente colpite durante i bombardamenti, prima di sottoporre il rapporto definitivo alla sede romana della ONG.
La NATO ha ammesso l’uso di proiettili all’uranio impoverito durante la campagna di bombardamento, e alcuni giornali italiani hanno riportato la notizia della morte di 45 soldati italiani che presero parte alla forza internazionale in Kosovo (KFOR) dopo i bombardamenti, e dell’ammalarsi di cancro di altri 515 soldati.
Di Meo ha detto ad Adnkronos International (AKI) che la Comunità Internazionale ha fatto orecchie da mercante sull’argomento, in quanto l’uso dell’uranio impoverito è proibito dalle convenzioni internazionali.
"Ma dieci anni dopo i bombardamenti, il mondo ha il diritto di sapere cosa è realmente accaduto e quali sono le conseguenze di tali atti", ha dichiarato.
Mengarelli ha affermato come la verità sulle vittime militari stia venendo lentamente fuori in Italia in conseguenza di un sorprendente aumento dei morti e degli ammalati di cancro tra i soldati che parteciparono al KFOR.
"Ma le vittime civili sono state completamente ignorate, e noi vogliamo far luce su questo problema", ha detto.
Una ONG serba, ironicamente chiamata "Angelo Misericordioso" come l’operazione di bombardamento aereo NATO del 1999, ha recentemente riportato la notizia che i malati di cancro nelle aree del Kosovo e della Serbia più duramente colpite dai bombardamenti, sono aumentate del 200%.
Dall’ex Ministro serbo dell’Ecologia, Miodrag Nikcevic, affermano Di Meo e Mencarelli, sappiamo che la Serbia ha decontaminato fino adesso 5 aree fra quelle più duramente colpite da armi all’uranio impoverito. Rimangono però ancora 113 zone del Kosovo da bonificare.
La maggioranza etnica albanese ha dichiarato, lo scorso anno, l’indipendenza del Kosovo e le autorità Serbe non hanno più accesso all’area.
Nikcevic ha inoltre evidenziato come anche le aree bonificate non possono essere considerate completamente sicure, perché "è difficile individuare ogni singolo proiettile e bomba".
I bombardamenti aerei della NATO del 1999 espulsero le truppe serbe fuori dal Kosovo, tra combattimenti etnici e pesanti abusi dei diritti umani, durante una guerra durata due anni. Lo stesso anno il Kosovo fu posto sotto il controllo delle Nazioni Unite e nel 2008 dichiarata l’indipendenza con il sostegno delle potenze occidentali.
"L’etnia albanese ha ottenuto l’indipendenza, ma la popolazione kosovara potrebbe soffrire le conseguenze dei bombardamenti per molti anni a venire", ha dichiarato Di Meo.


Tratto da Adnkronos International Italia del 18/02/2009