A tre giorni dall'inizio della Conferenza della società civile irachena di Velletri, riportiamo una relazione sintetica sullo stato dei lavori al 26 marzo.
Giovedì 26 marzo
Nel secondo giorno di conferenza le diverse organizzazioni della società civile irachena hanno posto le questioni su cui lavorare nel corso della cinque giorni di Velletri.
Tra le aspettative principali vi è quella di riuscire a confrontarsi per iniziare a lavorare assieme e riuscire creare un movimento forte, capace di coordinare le azioni al suo interno e con i soggetti della comunità internazionale.
In questo modo sarà possibile far fronte alle tante sfide con cui ha a che fare la società civile in Iraq. A partire da una debolezza strutturale della cultura del volontariato, dall’assenza di una coscienza e di un’educazione che permetta di compiere azioni efficaci, dall’incapacità di strutturarsi in rete.
A tutto ciò vanno aggiunte le lacune dei media nazionali, che non riescono a comunicare in maniera adeguata l’agenda dei soggetti della società civile, che non coprono le loro azioni, come manifestazioni e proteste, preferendo raccontare le iniziative delle società private.
Problema a parte è costituito poi dalle questioni legate alla sicurezza e all’indipendenza delle ong, ossia l’assenza di misure per proteggere i suoi operatori, il peso delle pressioni dei partiti politici e la mancanza di un riconoscimento vero da parte del governo centrale.
Per affrontare le diverse questioni poste sul tavolo, le organizzazioni riunite a Velletri si sono divise in cinque gruppi, organizzati per tematica:
1. Legislazione nazionale 2. Questioni socio-economiche 3. Questioni politiche 4. Preparazione e formaziono (Capacity building) 5. Diritti umani
Legislazione nazionale
Affrontando il primo punto, le ong hanno parlato delle leggi comprese nella Costituzione irachena.
Nella Carta – si è detto - esistono alcuni articoli positivi (come ad esempio la garanzia delle libertà delle associazioni e dei sindacati) che tuttavia non hanno ricevuto implementazione.
A minaccia la società civile è, invece, l’assenza di altre norme fondamentali, come ad esempio la legge sulle ong e la legge sui partiti, così come la mancata attuazione della legge per la creazione di una Commissione per i diritti umani.
Tra le azioni proposte vi è quella di creare (durante la conferenza e poi in Iraq) tre diversi memorandum sul diritto delle ong, il diritto di famiglia e il diritto sindacale, in modo da poter avviare una campagna su questi temi. A tale scopo, andranno anche individuati dei possibili alleati, compresi parlamentari e organi di stampa.
Attenzione è stata posta anche sull’articolo 41 e sulla legge sul delitto d’onore. Entrambe hanno un impatto nefasto sulla condizione femminile e, pertanto, vanno riviste.
Questioni socio-economiche
Per quanto riguarda le questioni socio-economiche, nel corso della secondo giorno della conferenza si è parlato soprattutto di povertà, disoccupazione, privatizzazioni e di diritti di cittadinanza e di deterioramento del sistema dell’istruzione.
In tal senso, si è sostenuta l’opportunità di promuovere alcuni diritti, come quello alla casa, al lavoro e all’assistenza sociale, e di fare pressione sul governo perché aderisca ai trattati e alle convenzioni internazionali.
In campo politico, i problemi maggiori sono costituiti dalla persistente mancanza di sicurezza per le persone, dalle pressioni esercitate da governo e partiti, dalla corruzione, che coinvolge le stesse ong danneggiando la loro credibilità, .
Formazione e preparazione
In questo ambito, le principali debolezze riguardano le risorse umane e finanziarie e le capacità organizzative. Attualmente esistono corsi di addestramento e progetti per ovviare a questo problema , ma è necessario un maggiore coordinamento tra le varie ong, il reperimento di nuove risorse – anche governative - che consentano di tenere i corsi.
Diritti umani
Sono quattro le questioni principali individuate: la protezione dei diritti umani, l’indipendenza della giurisdizione, i diritti delle donne e quelli delle minoranze.
Anche in questo caso, un ruolo importante avrà il coordinamento tra ong, le pressioni esercitate sul governo, mentre per favorire l’indipendenza dei giudici sarà necessario rivedere i criteri con cui vengono selezionati, eliminare le ingerenze dei partiti e favorire l’implementazione delle sentenze.
di Carlo Maria Miele - OsservatorioIraq.it
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