Siria. Un nuovo anno accanto a chi fugge dalla guerra

23 giugno 2017, 14:47

Al via “Safe II”, seconda fase del progetto avviato nel 2016 nel nord-est della Siria per sostenere sfollati siriani e rifugiati iracheni. Distribuzione di medicinali, corsi di formazione per il personale sanitario e sostegno a nuove cliniche al centro dell’intervento. Per non lasciare soli i tanti operatori locali che ogni giorno rischiano la vita per aiutare chi fugge da Raqqa e Mosul.

 

La battaglia per la liberazione di Raqqa, roccaforte di Daesh in Siria, si sta rivelando una catastrofe per i civili intrappolati in città, usati come scudi umani da Daesh e colpiti dai bombardamenti della coalizione internazionale che non esita ad usare armi al fosforo, proibite in contesti urbani.

Da marzo 2017 ad oggi sono almeno 1.400 i civili uccisi principalmente tra Mosul e Raqqa dai bombardamenti della coalizione, secondo l’Ong indipendente Air Wars, e l’ONU grida a gran voce che servono misure per evitare queste perdite.

Noi ci dedichiamo al sostegno di chi riesce a fuggire dai campi di battaglia ma rischia di morire per mancanza di cure e beni di prima necessità.

Saranno oltre 88.000 le persone sfollate in Siria – in gran parte fuggite da Raqqa,-  raggiunte da “SAFE II”,  la seconda fase appena avviata del nostro intervento di emergenza nel nord-est della Siria.

Il programma è stato lanciato nel 2016 insieme ai nostri partner della Mezzaluna Rossa Curda (KRC) ed è sostenuto dalla Cooperazione Italiana allo Sviluppo (AICS).

Obiettivo fondamentale dell’intervento, che proseguirà per i prossimi 10 mesi, quello di sostenere le popolazioni colpite dalla guerra in Siria e in Iraq attraverso distribuzioni di medicinali, sostegno diretto alle cliniche gestite dalla Mezzaluna e corsi di formazione per operatori e medici.

I Centri sanitari creati dalla KRC sono essenziali, poiché forniscono servizi sanitari gratuiti alla popolazione siriana colpita dalla guerra e a tutte le persone in stato di bisogno, inclusi migliaia di rifugiati iracheni che in questi mesi hanno attraversato il confine siriano in fuga da Mosul, roccaforte irachena di Daesh.

Alle 4 cliniche sostenute ed attrezzate nel corso del 2016, con questo nuovo intervento se ne aggiungono 2, garantendo così operatività nelle città di Serekanye,  Amuda, Darbasiyah, Qamishli, Muabbada e al-Malikiyah.

In particolare, è dalla clinica di Serekanye che quotidianamente partono le ambulanze che raggiungono i campi di accoglienza per sfollati in fuga da Raqqa, città recentemente colpita dall’offensiva per la sua liberazione, con un altissimo numero di vittime civili, tra cui molte donne e bambini.

E a loro sarà dedicata un’attenzione particolare, con il rafforzamento dei servizi già presenti per garantire tutela e salute riproduttiva alle donne: dall’assistenza ginecologica, pre e post-natale, alla pianificazione familiare, passando per il potenziamento dei servizi pediatrici e di specifiche azioni di contrasto alla violenza di genere.

Il funzionamento delle cliniche verrà inoltre migliorato sia attraverso la fornitura di attrezzature sanitarie che con specifiche formazioni e corsi di aggiornamento professionale dedicati agli operatori locali: medici, infermieri, ostetriche e ginecologhe che da mesi lavorano senza sosta per garantire assistenza sanitaria a chi ne ha bisogno, spesso in modo del tutto volontario.

Portare anche in quest’area l’esperienza che abbiamo maturato con il nostro lavoro in Iraq è l’obiettivo finale dell’intervento, nato per costruire ponti di solidarietà con la società civile siriana che resiste ormai da anni alla guerra e alla presenza di Daesh.

E’ una lotta per preservare l’umanità, nel fragore della guerra.