La nostra storia

Un ponte per... nasce nel febbraio del 1991 come compagna di solidarietà con le vittime della guerra del Golfo, con il nome di Un Ponte per Baghdad.

In un anno e mezzo raccoglie circa 250 milioni di lire destinati alla fornitura di medicinali e alla realizzazione di un impianto di depurazione delle acque per 50 mila abitanti di Kalat Saleh, nel sud del paese.

A sostenere l'appello per la campagna, Padre Ernesto Balducci.

"Cari amici,
Tutti lo sanno ma pochi ne parlano: per il popolo iracheno la vittoria che i paesi della coalizione stanno celebrando ha significato rovina e morte.
Alle rovine del Kuwait e dell’Iraq pensano già, con prospettive di favolosi guadagni, le imprese occidentali, ma ai morti chi ci pensa? E ai bambini, alle donne, ai vecchi, ai malati? Insomma alla multiforme miseria fisica e morale che la terribile guerra tecnologica ha lasciato in eredità ad un popolo incolpevole?
Mi è stato richiesto di far parte del comitato dei garanti di un’iniziativa - “UN PONTE PER BAGHDAD” - che vuol tentare di intervenire in Iraq con atti di solidarietà tra popolo e popolo, contribuendo a colmare il baratro che la guerra ha scavato.
Ho accettato volentieri perché l’obiettivo dell’iniziativa è raccogliere fondi per far fronte ai bisogni più urgenti, ma anche dar sostegno a interventi popolari locali di cooperazione alla ricostruzione.
Il compito del Comitato di cui sono entrato a far parte, sarà di controllare la destinazione e l’uso dei fondi. Posso assicurare che, per quanto mi riguarda, adempirà con scrupolo il suo impegno.
Mi permetto perciò di invitarvi, con tranquilla coscienza, a sottoscrivere l'iniziativa".
Padre Ernesto Balducci, 19 febbraio 1991

Tra il 1991 e il 1994 prosegue l'impegno a sostegno della popolazione irachena con iniziative di solidarietà che vanno dall'acquisto di materiale didattico per 5 mila bambini grazie ai gemellaggi scolastici con studenti italiani del progetto "Ho un amico a Baghdad", fino ad una raccolta fondi per ripristinare le centrali di potabilizzazione di Bassora, che offrivano acqua a 300 mila persone. Vengono ospedalizzati 60 bambini iracheni affetti da gravi patologie in Italia, grazie ad una grande mobilitazione della città di Milano e dell'ospedale Niguarda.

Nel maggio 1994 viene lanciata la campagna internazionale "Anche il silenzio uccide. Embargo=Guerra", per denunciare gli effetti devastanti dell'embargo nel paese.

 

Nell'estate del 1994, l'associazione lancia una nuova campagna: Un Ponte per Dyarbakir. Nelle settimane seguenti numerose delegazioni di volontari partono per la Turchia per denunciare la repressione del popolo curdo. La campagna va avanti tra delegazioni e iniziative di solidarietà: in particolare nel 2001, grazie a una campagna di fondi raccolti, viene costruita la Casa delle donne e dei bambini di Dogubayazit, nel Kurdistan turco. Si tratta di un centro polivalente di servizi sanitari, educativi e culturali che per diversi anni a seguire offrirà importanti servizi alle fasce deboli della popolazione locale, in prevalenza curda.

Proseguono, intanto, le iniziative a sostegno del diritto alla salute delle migliaia di bambini che in quei mesi pagano l'altissimo prezzo dell'embargo all'Iraq. A Natale 1994 vengono raccolti 150 milioni di lire per inviare medicinali a Baghdad, mentre nel luglio 1995 prende il via la campagna "Sinbad, con i bambini di Bassora", un intervento a favore della riduzione della mortalità per infezioni gastrointestinali dei bambini di Bassora. Viene realizzato un dispensario medico in grado di curare oltre 10 mila bambini l'anno, e 4 equipe chirurgiche infantili partono per l'Iraq. Lo stesso anno viene lanciato il sostegno sanitario a distanza "Nacbar".

Nel giugno 1997, viene inaugurato un nuovo ponte di solidarietà a favore dei rifugiati palestinesi in Libano: Un Ponte per Shatila. Tra le iniziative promosse, il sostegno a distanza "Family Happiness", ancora in corso. 

Tra febbraio e marzo 1998, Un ponte per... organizza 4 delegazioni di "Scudi umani volontari per la pace in Iraq", composte da volontari, attivisti e giornalisti, con l'obiettivo di opporsi ai bombardamenti e alla distruzione indiscriminata di infrastrutture fondamentali alla popolazione.

 

"Per noi le vittime della guerra e dell’embargo non sono più state numeri ma volti, persone con nome e cognome, una parte di noi stessi. Da quel momento in poi tutta la nostra mobilitazione per la pace ha avuto questo senso: rendere visibili quei volti, quelle persone, quelle vite". (Franco, volontario di Un ponte per... nel 1994)

 

"Noi andremo a Baghdad per ricordare a tutti che le bombe uccidono le persone... Vi andremo a proteggere le infrastrutture necessarie alla vita: saremo nelle scuole, negli ospedali, sui ponti, nelle centrali elettriche, nei potabilizzatori di acqua... Vi andremo per proteggere i bambini che in questi anni abbiamo avuto la fortuna di salvare dalla morte da embargo... Vi andremo in ottemperanza della nostra Costituzione che, ancora, recita: L'Italia ripudia la guerra". (Dall'appello di presentazione delle delegazioni per l'Iraq, febbraio 1998)

Nel 1999 viene lanciata una nuova campagna per contenere gli effetti devastanti del conflitto nell'ex Jugoslavia e dei bombardamenti della NATO. Grazie all'iniziativa Un Ponte per Belgrado vengono creati presidi sanitari, inviati medicinali alle strutture sanitarie nazionali e aiuti a oltre 10 mila sfollati di Kralievo. Per assicurare assistenza e scolarizzazione ai minori delle famiglie che nella guerra avevano perso tutto, viene avviato il progetto di sostegni a distanza "Svetlost", ancora attivo.

A fine anno, l'associazione lancia anche una grande mobilitazione per chiedere di fermare l'embargo in Iraq: in 8 mesi di campagna "Rompere l'embargo" vengono raccolte oltre 30 mila firme, tra cui quelle dei sindaci delle maggiori città italiane.

Nell'estate del 2000 Un ponte per... importa e distribuisce datteri in violazione all'embargo. Si tratta della prima rottura dell'embargo commerciale da parte dell'Italia, un'importate azione di disobbedienza civile nazionale che ha segnato la storia dell'associazione e che verrà replicata negli anni seguenti.

 

Tra il 2002 e il 2003, l'associazione promuove una serie di azioni e campagne di sensibilizzazione contro la nuova guerra del Golfo, oramai imminente: dalla campagna "Non tagliare la corda" alla mostra fotografica "L'altra faccia della guerra" che si propone, attraverso le fotografie di Michele Stallo, di raccontare i volti e le storie delle persone che quella guerra la stavano subendo.

Nel settembre del 2003, inoltre, viene lanciata un'importante campagna di raccolta fondi e sensibilizzazione a sostegno della popolazione irachena, "Sicuro che questa guerra ti ha reso più sicuro?" (la foto nella testata della pagina), con l'obiettivo di denunciare gli effetti destabilizzanti su tutta l'area di questo ennesimo conflitto.

Nel 2004 nasce a Baghdad "Occupation Watch", sito di informazione internazionale sugli effetti della guerra in Iraq, che più tardi diventerà il portale italiano "Osservatorio Iraq". L'associazione lo gestirà direttamente sino al 2012, per poi affidarlo ad una cooperativa di giornalisti e ricercatori indipendenti, che amplierà l'area di interesse a tutto il Medio Oriente e Nord Africa. 

Nel settembre 2004, in seguito al sequestro di tre operatori di Un ponte per... in Iraq - due giovani italiane ed un collaboratore iracheno - viene lanciata la mobilitazione "Liberate la Pace", che ottiene grandissima solidarietà nazionale. 

Nel dicembre dello stesso anno, in collaborazione con il quotidiano "Il Manifesto", viene lanciata la campagna "Diritti Dentro", un'importante iniziativa di monitoraggio e denuncia delle violazioni dei diritti umani nelle carceri irachene attraverso il sostegno delle organizzazioni locali impegnate nella tutela dei detenuti.

Il 2004 è anche l'anno in cui prende il via "La Casa dei Libri", un progetto decennale di sostegno alla Biblioteca Nazionale e all'Archivio Storico di Baghdad, gravemente danneggiati da un incendio nell'aprile del 2003. Fino al 2012 vengono ristrutturati locali, restaurati libri, avviati programmi di digitalizzazione del patrimonio librario della biblioteca e realizzati corsi di formazione rivolti al personale locale. Un progetto che apre la strada all'impegno di Un ponte per... a tutela del patrimonio culturale iracheno e delle minoranze religiose che lo compongono, che prosegue ancora oggi.

 

Ad aprire il 2005 è l'avvio di un impegno pluriennale a sostegno dei sindacati e dei lavoratori iracheni del settore petrolifero e contro la partecipazione italiana al suo processo di privatizzazione, attraverso la campagna "Contro i profitti di guerra": delegazioni di sindacalisti e lavoratori vengono portate in Italia per incontri istituzionali, eventi pubblici e conferenze stampa per denunciare l'ingerenza dell’amministrazione statunitense e delle maggiori compagnie petrolifere nel processo di riforma della legge che regolamentava il settore degli idrocarburi e i contratti di sfruttamento.

 

"Sarebbe inaccettabile che l'Italia da un lato inviasse aiuti umanitari per qualche decina di milioni di euro, e dall'altro, attraverso un'azienda che è anche nostra, sottraesse all'erario iracheno miliardi di dollari". (Dalla lettera al Ministro dell’ Economia e delle Finanze e al Presidente ENI, febbraio 2007)

Nell'estate del 2006, in seguito all'aggressione israeliana contro la popolazione civile libanese e palestinese in Libano, Un ponte per... lancia una campagna per rispondere all'emergenza umanitaria che stava investendo centinaia di migliaia di sfollati. Attraverso il sostegno diretto ai partner locali con cui da anni l'associazione lavorava, riesce a distribuire aiuti umanitari di prima necessità.

Nel 2007, Un ponte per... si trova nuovamente impegnata nel tentativo di arginare una nuova emergenza, in seguito al conflitto esploso attorno al campo profughi palestinese di Nahr el-Bared, dove l'associazione era attiva da anni supportando le attività educative e ricreative rivolte ai bambini. Contemporaneamente, avvia programmi di educazione nelle aree più povere del sud del Libano.

 

 

Tra il 2006 e il 2008, inoltre, Un ponte per... e diverse organizzazioni italiane danno vita ad un progetto per la creazione di uno spazio di incontro delle società civili della sponda Nord e Sud del Mediterraneo, per promuovere pace, giustizia, diritti e democrazia. Per 3 anni, decine di attivisti, organizzazioni e reti della società civile hanno avuto modo di confrontarsi durante la conferenza "Medlink - Intrecci Mediterranei", per rispondere alla necessità di rilanciare il dialogo e un lavoro comune, per alimentare la costruzione di una convivenza fondata sulla pace, sulla giustizia sociale, sullo scambio e sulla contaminazione delle culture, oltre che su economie socialmente sostenibili.

 

 

 

"Ero ad Erbil da meno di tre settimane quando questa ennesima emergenza è scoppiata. Quello che è successo è stato un dramma che ci ha scosso tutti. Tra i tanti motivi di disorientamento c’è il fatto che questa situazione ci ha toccati intimamente. Non solo perché umanamente sentiamo la vicinanza con queste comunità, ma perché quelli che i giornali definiscono ‘rifugiati’ e noi ci ostiniamo a chiamare ‘persone’ sono legati a doppio filo con la storia della nostra associazione. Un ponte per… lavora in Iraq con e per le minoranze da anni. Per questo quando è cominciato questo dramma le comunità ci hanno chiamato in cerca di aiuto, contando su di noi come si conta sugli amici nel momento del bisogno". (Patrizia, Project Manager di Un ponte per... nel 2014)

 

Nel marzo 2009, l'impegno di Un ponte per... a sostegno delle istanze della società civile irachena raggiunge un nuovo traguardo con la nascita della "Iraqi Civil Society Solidarity Initiative", una coalizione internazionale di organizzazioni creata con l'obiettivo di dare voce alle denunce e alle campagne promosse da attivisti e associazioni irachene.

Nello stesso periodo l'associazione avvia un nuovo programma di emergenza rivolto ai rifugiati iracheni in Giordania, in seguito agli effetti devastanti dell'ennesimo conflitto che attraversa il paese. Contemporaneamente, pone le basi del Programma a tutela delle minoranze religiose, che prende il via a inizio 2011 con l'obiettivo di promuovere dialogo, convivenza e proteggere il mosaico di civiltà che compone l'Iraq. Tra il 2011 e il 2014, l'associazione ristruttura scuole, avvia programmi di educazione rivolti alle differenti comunità che hanno trovato rifugio nel Nord dell'Iraq, avvia programmi di formazione per la restaurazione di testi. I lavori si devono però fermare con l'occupazione da parte di Daesh dell'area di Mosul e della Piana di Ninive, dove l'associazione lavorava.

Parallelamente, Un ponte per... si attiva per contribuire ad arginare gli effetti della più grande crisi che si sia mai affrontata in Medio Oriente: la guerra in Siria. Dal 2011 vengono avviati programmi di sostegno psicosociale, protezione delle donne, aiuti umanitari rivolti ai rifugiati siriani in Iraq, Giordania e Libano. Con il 2015, infine, viene lanciato un nuovo ponte: Un Ponte per il Rojava. L'associazione, infatti, costruisce un nuovo legame con le organizzazioni della società civile nell'area a maggioranza curda della Siria, e avvia un ciclo di distribuzioni di aiuti umanitari e medicinali.