Emergenza Mosul

L’offensiva militare contro Daesh che ha portato alla liberazione della città di Mosul e delle aree circostanti, in Iraq, ha causato lo sfollamento di migliaia di civili. Persone che sono andate ad aggiungersi agli oltre 2 milioni di sfollati interni causati dall’avanzata di Daesh nel paese nell’estate del 2014, che vivono ancora oggi nei campi del nord dell’Iraq e della regione del Kurdistan iracheno (KRG), dove operiamo.

Per dare una risposta immediata a questa nuova crisi umanitaria, sin dall'inizio dell'emergenza abbiamo elaborato “Darna” (La nostra casa), un programma con cui abbiamo raggiunto oltre 30.000 persone con kit igienico-sanitari e cucine da campo.

I progetti già attivi da 2 anni per gli sfollati iracheni sono stati riadattati per consentire di far fronte alle nuove esigenze.

Siamo stati tra i primi a tornare nelle aree liberate. Tra queste Qaraqosh, dove prima del 2014 avevamo lavorato per anni, ristrutturando alcune scuole che poi sono state occupate e distrutte dall’Isis. Qui abbiamo avviato i lavori di ricostruzione di una scuola e stiamo sostenendo un gruppo di artisti locali che ogni settimana si reca in città per coprire con graffiti colorati le scritte lasciate da Daesh sui muri.

Per i prossimi 12 mesi, grazie al sostegno di Unicef, interverremo in 25 scuole irachene di Mosul est e nei campi profughi in cui hanno trovato rifugio le famiglie sfollate. Garantiremo sostegno psico-sociale ad oltre 10mila bambini formando 200 insegnanti. 

Operiamo poi al confine tra Iraq e Siria, dove tante famiglie irachene in fuga da Mosul si sono dirette nei mesi passati cercando rifugio. Nel vicino campo di Al Hol (nord-est siriano) insieme agli operatori della Mezzaluna Rossa Curda ci siamo attivati con un progetto emergenziale sostenuto da UNHCR ed abbiamo allestito una clinica medica di base. Interveniamo poi quotidianamente presso il check point di Rajm Slebi con un sistema di ambulanze che prestano assistenza ai casi più vulnerabili, trasportandoli nei vicini ospedali.

Infine nel piccolo villaggio di Bozan, che ha accolto sfollati interni iracheni sin dall’inizio dell’emergenza del 2014, continuiamo a sostenere la scuola gestita da Padre Jibraeel, con cui collaboriamo da anni. Qui abbiamo portato zaini e vestiti per 100 bambini, e fornito la scuola di cancelleria e riscaldamento.

 

I NOSTRI PROGETTI COINVOLTI NELL'EMERGENZA


Zhyan

Un team di dottoresse e operatrici sociali, attraverso un'unità sanitaria mobile, monitorano lo stato di salute fisico e mentale delle donne che arrivano nel campo di Debaga, nella periferia di Erbil. Per saperne di più.

Ahlein!

Operatori e psicologi offrono sostegno psico-sociale ai minori nel campo Zelikan, nell'area di Dohuk. Nello specifico si occupano valutare lo stato di salute mentale dei bambini che arrivano e di identificare i casi più gravi e il tipo di intervento necessario per alleviare i trauma subiti. Per saperne di più.

Mass Communication

Un team di operatori è impegnato nell'orientare gli sfollati che da Mosul arrivano nel campo di Debaga, offrendo informazioni sui servizi a cui hanno diritto, promuovendo campagne per la loro sicurezza, monitorando bisogni e necessità delle persone.

 

 

Gli sfollati da Mosul sono in continuo aumento. Tanti sono costretti a camminare per chilometri prima di raggiungere i campi. Al loro arrivo hanno bisogno di informazioni, assistenza sanitaria, supporto psicologico. O semplicemente di essere rassicurati. E' qui che intervengono i nostri opertatori e specialisti.

 

 

Già dal 2009 operavamo nelle aree della Piana di Ninive cadute sotto il controllo di Daesh, con progetti educativi, scolastici e a tutela delle minoranze, ed abbiamo continuato ad accompagnare la popolazione locale quando ha dovuto trovare rifugio nel Kurdistan iracheno.

In seguito all’avanzata di Daesh siamo rimasti costantemente attivi con progetti di assistenza umanitaria e programmi di più lungo periodo, incentrati in modo particolare sui giovani, sul dialogo inter-comunitario, sulla coesione sociale e sul peacebuilding.

Azioni necessarie per andare oltre l’emergenza, e per preparare il terreno in vista del ritorno delle popolazioni locali nelle aree che saranno gradualmente liberate dalla presenza di Daesh.

 

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