La strada per Ninive: pace, coesione sociale, coesistenza

28 ottobre 2015, 12:09

Al via in Iraq un nuovo piano di intervento di Un ponte per… – in collaborazione con PATRIR-DPO (Peace Action Training & Research Institute of Romania-Department for Peace Operations) e sostenuto da UNDP – per promuovere un ritorno pacifico alle loro città delle comunità di minoranza fuggite dalla Piana di Ninive durante l’avanzata di Daesh. Per costruire un futuro di pace, coesistenza e coesione sociale da scrivere sin da ora.

Nell’estate del 2014, quando Daesh avanzò in Iraq mettendo in fuga migliaia di persone, uno dei suoi obiettivi fu la città di Mosul, e con lei gran parte del territorio circostante.

La Piana di Ninive, un vasto altopiano abitato da millenni da comunità cristiane, ezide, turcomanne, assire, caldee, shabaki, che furono costrette a fuggire.

Oltre 500mila le persone che, sopravvissute a crimini e persecuzioni, trovarono rifugio nella regione del Kurdistan iracheno (KRG), dove ancora oggi vivono da sfollate, tra molte difficoltà.

E’ a queste comunità che si rivolge il nostro nuovo progetto – “Ninive Paths to Social Cohesion, Coexhistance and Peace” – sostenuto da UNDP, parte di un più vasto programma di intervento che stiamo costruendo per promuovere interventi di peacebuilding in Iraq.

Il progetto – avviato ad ottobre e che proseguirà per i prossimi 6 mesi – è stato pensato per continuare a costruire quei ponti di pace e coesistenza che da sempre fanno parte del nostro agire, lavorando già oggi alla scrittura di un futuro diverso per una popolazione colpita da decenni di guerre e conflitti.

E allora, il primo passo è immaginare un ritorno pacifico delle comunità nelle province della Piana di Ninive ancora sotto controllo di Daesh, come in quelle che gli sono sfuggite, prevenendo vendette incrociate, formazione di milizie spontanee, incidenti violenti che aggravino lo stato di tensione già esistente.

Lo faremo lavorando come sempre insieme alle organizzazioni della società civile irachena che già da anni operano in questa direzione, proponendo alternative concrete alle divisioni settarie e strumentali che hanno alimentato il circolo della violenza, e agli interventi armati esterni ed interni.

Nei prossimi 6 mesi quindi ci impegneremo per rafforzare le capacità di queste organizzazioni e le leadership comunitarie, perché il loro lavoro di mediazione e dialogo sia implementato, agevolando i processi di riconciliazione, la capacità di gestione dei conflitti ed il miglioramento delle relazioni inter-comunitarie.