Un viaggio da sogno

29 aprile 2016, 14:24

Si è appena concluso un viaggio di conoscenza in Serbia e in Kosovo e Metohija, nato dalla collaborazione fra la Società Geografica Italiana e Un ponte per… Il viaggio, cui hanno partecipato 36 persone, ha toccato i maggiori centri culturali del paese.

 

 

Dalla breve visita, a Belgrado, del Kalemegdan, con lo spettacolo della confluenza dei fiumi Sava e Danubio, fino alla Skadarlija, la strada degli artisti con i suoi caratteristici ristoranti. Da Kragujevac, con la visita allo “Spomen Park”, memoriale delle vittime dell’ottobre del 1941, quando migliaia di persone furono trucidate dai nazifascisti, fino alla città di Kraljevo. Dal monastero di Studenica, fondazione del capostipite della famiglia reale Nemanjić, che guidò lo Stato serbo medievale per quasi 3 secoli, passando per la valle dell’Ibar, la “dolina jorgovana”, la valle dei lillà, fatti piantare dal re Uroš per la futura sposa franco-italiana, regina Elena d’Angiò (Jelena Anžujska), fino al Kosovo e Metohija, con le visite ai maggiori esempi di quel patrimonio culturale serbo-ortodosso perennemente in pericolo.

Il viaggio si è concluso con la visita al monastero di Ravanica, fondazione del knez Lazar Hrebljanović, eroe della battaglia del Kosovo le cui spoglie sarebbero contenute nel sarcofago a destra dell’iconostasi.

Il monastero sorge lungo la valle del fiume Morava la cui scuola, detta “scuola della Morava”, caratterizzò le altre fondazioni sorte in quella parte di Serbia, tutte risalenti al tardo secolo XIV, inizio del XV, canto del cigno dell’epopea medievale serba.

La conoscenza degli affreschi nelle chiese del monastero di Visoki Dečani, del patriarcato di Peć, del monastero di Gračanica, della Bogorodica Lieviška a Prizren (la Vergine Madre di Lievis, con il restauro del famoso affresco della Madonna con Bambino nutritore distrutto nel pogrom del marzo 2004); le visite all’unica fondazione dello zar Dušan, i santi Arcangeli vicino Prizren o alla torre di Gazimestan, luogo simbolo della battaglia del Kosovo del 1389 ma anche luogo dove Slobodan Milosević tenne il discorso davanti a un milione di serbi nel 1989, a 600 anni di distanza dalla battaglia, hanno portato il gruppo fin dentro la storia di questo paese, sempre tormentato dalle tensioni tipiche di un luogo perennemente in trincea.

Ovviamente, costante è stato il ricordo del passato storico più recente, legato alle guerre degli anni ’90 che hanno sconvolto la Jugoslavia, fino all’aggressione della Nato del ’99, la cui ricostruzione ha offerto una chiave di lettura diversa da quelle ufficiali, suscitando l’attenzione ma, spesso, anche la sorpresa dei viaggiatori, molti dei quali all’oscuro di molte verità scomode per chi, quell’aggressione, l’ha portata a termine senza troppi scrupoli.

A questo va anche ricondotta la visita veloce, occasionale ma molto intensa e commossa, del recente monumento agli scomparsi serbi a Gračanica, sulla via del ritorno verso Kraljevo, che ha dato modo di affrontare la questione delle violenze che la popolazione serba ha subito ben prima dei bombardamenti della Nato, fatto tenuto all’oscuro dai media internazionali, italiani in primis.

L’accoglienza con cui è stato accolto il gruppo nei vari luoghi così sacri alla cultura serba è stata fra le migliori, come sempre del resto, indice di una amicizia di anni che ci fa sentire a casa quando siamo, ad esempio, fra i monaci di Dečani.

Non sono mancati momenti di leggenda e poesia, come la visita alla chiesetta di legno originale del XVI secolo, nel cimitero del villaggio serbo a Goraždevac; oppure il percorso introduttivo alla breve ma intensa visita a quella che fu la fondazione della regina Jelena Anžujska, vero e proprio gioiello recuperato dallo stato di degrado e abbandono nel quale era ridotto agli inizi del secolo XX, dopo quasi cinque secoli di dominazione turca, due guerre balcaniche, una guerra mondiale.

Ha accompagnato il gruppo Alessandro Di Meo, volontario e componente del Comitato Nazionale di Un Ponte per… che, col suo Dottorato di Ricerca sulla tutela del patrimonio culturale a rischio estinzione nel Kosovo e Metohija, ha offerto lo spunto al prof. Franco Salvatori, direttore del Dipartimento di Scienze Storiche, Filosofico-Sociali, dei Beni Culturali e del Territorio dell’Università di Roma “Tor Vergata”, per anni anche presidente di Società Geografica Italiana, per organizzare un viaggio proprio nei luoghi oggetto dello studio. Da segnalare, anche il valido e prezioso contributo del prof. Tommaso Caliò, esperto di Cristianesimo e la presenza della gentile e splendida Valeria Mencucci, punto di riferimento per tutto il gruppo.

L’entusiastica adesione di così tante persone, tutte molto preparate culturalmente e per questo molto curiose e affamate di conoscenza, non poteva non richiedere la presenza di una studiosa esperta di arte medievale serba e dei rapporti con l’arte italiana: Rosa D’Amico. La presenza di Rosa, la sua disponibilità, la sua preparazione, il suo amore verso quegli esempi artistici, oltre la passione per la questione serba che, di certo, molto la accomuna con Alessandro Di Meo e con Un Ponte per… in Serbia, è stata tanto essenziale quanto elemento che maggiormente ha contribuito a rendere il viaggio indimenticabile per chi vi ha partecipato.

Ci sono stati anche momenti più leggeri, specie nei negozietti dei monasteri, presi d’assalto quasi fossero centri commerciali nei giorni di saldo dove, grazie anche alla presenza di Novka, nostra amica e sorella serba che ha aiutato nelle questioni più pratiche, si sono potute acquistare tante piccole testimonianze di questo viaggio; così come non sono mancati riferimenti alle attività che ancora oggi Un Ponte per… porta avanti in quelle terre: dalle recenti forniture di serre per l’agricoltura a famiglie in difficoltà lavorative del comprensorio di Kraljevo e dei villaggi serbi del Kosovo e Metohija, all’organizzazione di vacanze estive per bambini in situazioni di disagio sociale; dai pozzi artesiani realizzati coi monaci di Dečani, ai moltissimi sostegni a distanza per famiglie povere, sempre molto preziosi e semplici da attivare.

C’è stato tempo anche per illustrare un piccolo sogno, che potrebbe divenire realtà con l’aiuto di chi leggerà queste poche righe: la ricostruzione simbolica di una delle 14 piccole chiese del villaggio di Velika Hoča, nel cuore della Metohija, che non si è potuto raggiungere in questo viaggio. Sarebbe giusto, oltre che altamente simbolico, ricostruire là dove tempo, tragedia, violenza e abbandono hanno distrutto. Come a significare che la Cultura, l’Arte, la Fratellanza, avranno alla fine sempre la meglio sulla barbarie. Di questi tempi, realizzare un sogno come questo non sarebbe male.

Alessandro Di Meo, Volontario di Un ponte per...