Disertiamo il bando sui campi in Libia

24 novembre 2017, 21:24

Un ponte per… ha deciso da tempo di non partecipare a bandi della cooperazione italiana per la Libia e condivide i contenuti della lettera aperta che chiede alle ONG di disertare il bando per “migliorare” i campi per migranti e rifugiati nel paese.

L’invio di ONG sarebbe un’operazione d’immagine, una risposta ipocrita alle denunce che sempre più numerose giungono dalla Libia, dove migliaia di persone sono private della loro libertà e dignità e sono alla mercé di angherie e sopraffazioni di milizie private e di eserciti spesso implicati nella tratta e riduzione in schiavitù. Tali campi non diventeranno più umani se alle ONG sarà permesso, sotto il controllo di queste milizie, di entrarvi. Abbiamo rifiutato di entrare nei campi profughi in Giordania quando erano prigioni a cielo aperto, e crediamo che il rifiuto delle ONG di lavorare in quelle condizioni sia necessario per produrne il cambiamento.

Noi chiediamo una forte pressione politica da parte della comunità internazionale sulla Libia per garantire effettiva protezione dell’umanità oggi vergognosamente reclusa solo perché scappa da guerre, miserie e devastazioni ambientali. L’intera giurisdizione della prima accoglienza deve passare all’UNHCR ed IOM con l’allontanamento delle milizie e il riconoscimento e implementazione da parte della autorità libiche delle convenzioni internazionali di protezione di rifugiati e migranti. Occorre inoltre un piano europeo più energico e coraggioso per i migranti, attraverso l’adozione di corridoi umanitari legali che consentano a chi ha diritto a forme di protezione di venire in Europa senza affrontare i viaggi della morte. Occorre cioè rovesciare l’attuale logica che sta dietro gli accordi firmati dal ministro Minniti con le autorità Libiche, che hanno il solo obiettivo di respingere decine di migliaia di rifugiati e tenerli lontani, a qualsiasi costo  – anche con campi di concentramento – dalle frontiere dei Paesi europei.

Auspichiamo che anche le altre ONG italiane disertino il bando sui campi in Libia, e non si prestino a coperture di vicende che con l’umanitario non hanno niente a che vedere.