Gli spazi sicuri delle donne, da costruire insieme

8 marzo 2018, 14:57

Genere. Violenza. Disabilità. Sono queste – e tante altre – le dimensioni della realtà che si intrecciano e si sovrappongono nel nostro lavoro quotidiano in Giordania, di cui le donne rappresentano una percentuale importante.

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Dopo sette mesi sul campo, impegnate/i nel lavoro di assistenza alle persone con disabilità in Giordania, trascorsi a raggiungere nelle periferie di Amman e Irbid le pazienti e i pazienti che ci sono stati segnalati, per ascoltarne le storie, verificarne le condizioni, fornirgli sedie a rotelle, protesi e tutto l’aiuto necessario, abbiamo iniziato un altro tipo di lavoro. Un lavoro più complesso, più profondo.

Febbraio è passato lasciandoci la forte carica emotiva dei laboratori organizzati dalla nostra esperta di genere, rivolti allo staff medico e alle pazienti siriane e giordane con cui lavoriamo.

Intensi pomeriggi trascorsi a discutere delle capacità delle donne, come individui e nella collettività, e del loro potenziale, lanciando dei messaggi di autonomia e autodeterminazione.

Abbiamo parlato di spazi sicuri da costruire insieme, immaginando e poi cercando il nostro spazio sicuro a casa, a lavoro, fra le strade. Abbiamo condiviso storie personali, di dolore e guarigione.

Alla luce dei principi della CEDAW, abbiamo affrontato la violenza di genere in tutte le sue forme, fisiche, psicologiche e culturali, provando a individuare e ribaltare gli stereotipi esistenti sulle donne e sul loro corpo, espandendo il discorso alla sfera della disabilità, pensata e rappresentata nell’immaginario collettivo quasi sempre con uno sguardo  pietistico.

Abbiamo presentato i servizi disponibili per le donne disabili e i loro bisogni specifici. Abbiamo ricordato l’importanza del mutuo aiuto e dei gruppi di supporto fra donne, delineando buone pratiche e cercando, nel nostro piccolo, di metterle in atto nei luoghi da noi frequentati.

Alla base di questi incontri, la fiducia. Delle donne che abbiamo incontrato in loro stesse, e nelle altre, prima che negli altri.

E poi il rispetto e il senso di comunità, per costruire ancora una volta “ponti e non muri”.