Mosul. Una messa per la “riconciliazione”

1 marzo 2019, 14:56

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Mosul. Dopo gli anni dell’occupazione jihadista di Mosul e a più di un anno e mezzo dalla sua liberazione, la chiesa siro cattolica di San Tommaso, ancora ingombra di macerie, ha ospitato giovedì 28 febbraio una “Messa per la pace” che ha registrato anche la presenza di musulmani e di membri di minoranze non cristiane, nel segno dell’auspicata riconciliazione tra le diverse componenti della popolazione locale.

La liturgia eucaristica è stata celebrata dall’Arcivescovo siro cattolico Boutros Moshi nella chiesa situata nel quartiere storico dell’Orologio. Si tratta di una delle chiese più antiche della città. La chiesa era stata danneggiata ma non completamente distrutta dalle battaglie che hanno imperversato su Mosul, dopo essere stata saccheggiata dai jihadisti durante l’occupazione.

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La celebrazione ha visto la partecipazione dell’Arcivescovo caldeo Najib Mikhail Moussa OP, insieme a diverse suore, sacerdoti, rappresentanti delle organizzazioni della società civile e gruppi di musulmani, yazudi, shabak, curdi e turkmeni.

La liturgia eucaristica ha rappresentato anche un passaggio importante del progetto sostenuto dall’Associazione Italiana “Un Ponte Per…”, progetto volto a sostenere iniziative e processi di riconciliazione tra le diverse componenti della popolazione e il superamento delle ferite, dei risentimenti e dei sospetti lasciati in eredità dal conflitto. Alla celebrazione, in particolare, hanno preso parte membri del Conflict Prevention Team di Un Ponte Per…, sette giovani operatori di pace locali che lavorano sulla trasformazione nonviolenta dei conflitti tra le comunità, inclusa la dimensione del dialogo interreligioso, nel progetto “Bridging Communities in the Ninewa Governorate”.

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La chiesa è stata resa parzialmente agibile anche grazie all’opera di giovani volontari cristiani e musulmani. In un intervento svolto in margine alla celebrazione, l’attivista Mustafa Hisham ha definito l’iniziativa anche come un incoraggiamento a promuovere il ritorno a Mosul e nella Piana di Ninive delle decine di migliaia di cristiani fuggiti abbandonando le proprie case nel tempo dell’occupazione jihadista.

Tratto da Agenzia Fides del 1/3/2019