“Sogniamo un futuro di sorrisi per i nostri bambini”

12 agosto 2019, 16:06

Il Preside della scuola di Manarat Shabak, Mr. Elias.

Ramzy Khaeb Elias (nella foto) ricorda molto bene gli anni di occupazione del suo villaggio. Ricorda la fuga dei bambini insieme alle loro famiglie, nel tentativo di salvarsi. E ricorda la distruzione dei giorni a venire. “Sono stati anni terribili”, racconta, “le scuole sono state distrutte come ogni altro edificio pubblico”.

Il signor Elias, prima, era il Preside della scuola del villaggio di Manarat Shabak. Visto dall’alto, è poco più di una manciata di case in mezzo al deserto della Piana di Ninive, 20 chilometri ad est di Mosul. Qui, dove d’estate la temperatura sfiora i 50 gradi, la vita scorreva tranquilla prima dell’arrivo di Daesh.

Coordinavo la scuola e mi assicuravo che ci fosse sempre comunicazione con la comunità, per creare una buona atmosfera e rispondere ai bisogni di bambine e bambini”, racconta il signor Elias. Poi, durante l’occupazione, la maggior parte delle persone sono fuggite.Con gli insegnanti abbiamo continuato ad organizzare le lezioni tra le famiglie disperse. Ma mantenere le abitudini di un tempo era impensabile. Dopo la liberazione abbiamo  iniziato a fare ritorno. E, un giorno dopo l’altro, il villaggio è tornato alla vita”, racconta. Quello che lui e i suoi bambini hanno trovato al ritorno, però, sono stati cumuli di macerie. L’intero villaggio era da ricostruire.

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Noi, abbiamo scelto di sostenerli partendo dalle scuole. 

Mancano ancora molte cose, ma è già un grande risultato”, racconta soddisfatto il Preside Elias guardando gli operai a lavoro sin dalle prime ore dell’alba. “Quello che sogno per questa scuola? Una biblioteca, una sala computer, lavagne interattive. E soprattutto spazi sicuri”, spiega. “Ma anche l’eliminazione di ogni forma di violenza tra i bambini”.

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Per questo, quando gli abbiamo proposto di inserire nel programma scolastico alcune ore di Educazione alla Pace, il Preside Elias è stato entusiasta. “E’ fondamentale insegnare ai più piccoli il valore della coesistenza e del rispetto reciproco. Insegnargli ad accettarsi nonostante le differenze di appartenenza e credo religioso”.

Sogna che ci possa essere un cortile per le attività sportive, ma anche spazi in cui i bambini e le bambine possano coltivare i loro hobby. “Voglio ringraziare di cuore chiunque contribuirà alla ricostruzione di questa scuola. Alla ricostruzione della nostra normalità, dei diritti umani in questo paese”, ci dice prima di salutarci. E noi stiamo facendo di tutto perché i suoi sogni, e quelli di tutta la sua piccola comunità, possano essere realizzati.

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Il Preside della scuola di Khanhash (Nimrod), Mr. Hasan.

La mia vita prima di Daesh? Era normale, sapete. Andavo a scuola ogni mattina, mi occupavo dei miei studenti. Vivevamo come in ogni altro posto del mondo”. Prima della guerra, Najem Abdullah Hasan (nella foto) era il Preside del villaggio di Khanhash, a pochi chilometri dall’antichissima città assira di di Nimrud, in Iraq. Nel cuore della Mesopotamia, adagiata lungo il fiume Tigri, un tempo patrimonio mondiale per i suoi reperti archeologici. Anch’essi andati distrutti durante l’occupazione dello Stato islamico, così come i villaggi circostanti, così come le loro scuole. “L’educazione si è fermata, la sanità è stata distrutta, le condizioni di sicurezza erano precarie: la vita, semplicemente, era una guerra”, ricorda il Preside Hasan.

Durante l’occupazione poi, per chi è rimasto, è stata davvero dura. Per chi come noi lavorava nella scuola in particolare. Ci hanno imposto di insegnare religione e null’altro. Dopo la scuola dovevamo tornare a casa e restarci. Eravamo prigionieri nel nostro villaggio”, racconta.

Poi, dopo la liberazione, lentamente le cose sono cambiate. “Khanhash era distrutto, non c’era più vita qui. Così ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo iniziato a ricostruire. Prima noi stessi, e poi quello che ci circondava. Il villaggio è tornato alla vita”, spiega il Preside Hasan.

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Anche noi siamo cambiati: abbiamo iniziato a capire il significato di concetti fondamentali come la promozione della pace: il desiderio di stabilità superava ogni cosa. Oggi vorrei che i miei studenti e studentesse potessero avere sostegno morale e psicologico per superare ciò che hanno vissuto. Vorrei poter cambiare i curricula scolastici, introducendo l’Educazione alla Pace; ricostruire il nostro sistema educativo, sostenere economicamente chi non ha le risorse per far studiare i propri bambini. Vorrei che fossero liberi di esprimere la loro creatività come ogni bambino del mondo”, spiega il Preside Hasan.

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Nella Piana di Ninive occupata da Daesh per 3 anni, e poi devastata dalla guerra, siamo a lavoro da molti anni. Abbiamo deciso di ripartire dalla ricostruzione delle scuole, così che a settembre oltre 2.000 bambine e bambini possano tornare tra i banchi. Siamo riuscite/i a ricostruirne 3, tra cui quelle dei villaggi dei Presidi Elias e Hasan. Le abbiamo consegnate al Ministero dell’Istruzione iracheno in maggio. Ma vogliamo riabilitarne altre 4 entro settembre: aiutaci a farlo. Rimandiamoli a settembre…. a scuola!

 

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