Dobbiamo ricominciare tutto da capo

17 ottobre 2019, 12:53

Due anni fa entravamo in una Raqqa distrutta. Il 17 ottobre del 2017 finiva la battaglia per la liberazione della città da Daesh: noi trovavamo macerie, e una città da ricostruire. Quando, l’anno dopo, siamo riusciti/e a ricostruire parte dell’ospedale cittadino, l’inaugurazione aveva il sapore di un nuovo inizio. Oggi, dobbiamo ricominciare tutto da capo.

 

Due anni fa, il 17 ottobre 2017, terminava la battaglia di Raqqa. Daesh, che l’aveva occupata per 3 lunghi anni, eleggendola come sua roccaforte siriana, veniva sconfitto.

Raqqa, come l'abbiamo trovata. Foto di Alessio Romenzi.

Raqqa, come l’abbiamo trovata. Foto di Alessio Romenzi.

Una battaglia, quella, che fu pagata innanzitutto dalla popolazione civile, esposta a mine, cecchini, operazioni militari terrestri e aeree mentre tentava di fuggire. Furono centinaia le vittime e le persone ferite tra la popolazione, decine di migliaia quelle sfollate. A terra, restava una città distrutta.

Qui, insieme a alla Mezzaluna Rossa Curda – Heyva Sor A Kurd (KRC), abbiamo avviato la nostra risposta all’emergenza. Era il 2017.

Ancora prima, durante gli scontri per la liberazione di Raqqa, a pochi chilometri dal fronte dei combattimenti  siamo riusciti/e ad allestire 2 Centri medici d’emergenza per la stabilizzazione dei feriti: i Trauma Stabilization Point (TSP), necessari per gestire i casi più critici e non perdere vite nel trasporto verso gli ospedali più vicini. Un intervento che ci ha consentito di garantire assistenza ad oltre 5.000 persone: civili intrappolati che non avrebbero avuto la possibilità di accedere a nessuna struttura sanitaria. Quei TSP, con il tempo, sono diventati piccole cliniche e ospedali.

Siamo entrati/e a Raqqa non appena è stato possibile. Abbiamo trovato una città rasa al suolo.

Per prima cosa, abbiamo allestito una clinica di base, che in 8 mesi è stata in grado di garantire assistenza ad oltre 34.000 persone.

Poi, abbiamo avviato la ristrutturazione del reparto di maternità e pediatria dell’ospedale della città, totalmente distrutto e usato come base dai miliziani nel corso della guerra.

Lo abbiamo inaugurato a settembre 2018: ogni giorno arrivavano oltre 300 persone. Ci sembrò simbolico, allora, ricominciare proprio da lì: da dove nascono nuove vite, da dove poteva rinascere la speranza di ricominciare.

L'ospedale di Raqqa nelle condizioni in cui lo abbiamo trovato. Foto di Linda Dorigo

L’ospedale di Raqqa nelle condizioni in cui lo abbiamo trovato. Foto di Linda Dorigo

Un lavoro fatto giorno dopo giorno, con pazienza, coraggio e determinazione, dalle operatrici e dagli operatori della Mezzaluna Rossa Curda, del nostro staff locale, di quello italiano ed internazionale.

 Piccoli risultati in un paese in guerra da 8 anni, ma che avevano comunque il sapore dei nuovi inizi. Di luoghi e persone che, lentamente, tornano a vivere.

L'ospedale di Raqqa dopo i nostri lavori, nel novembre del 2018. Foto di Linda Dorigo.

L’ospedale di Raqqa dopo i nostri lavori, nel novembre del 2018. Foto di Linda Dorigo.

Oggi, 2 anni dopo, siamo costretti/e ad osservare nuove fughe, contare nuove vittime, guardare nuove macerie. Siamo costretti/a a prepararci a nuovi esodi, allestire nuovi campi, accogliere ancora famiglie sfollate.

E allora, ricominciamo da capo. Se la guerra distrugge torniamo ancora una volta a ricostruire. Tutte le volte che sarà necessario. Non li lasciamo soli.

Aiutateci a farlo anche voi: https://fundfacility.it/unponteper/siria-dalla-loro-parte
#DallaLoroParte