Iraq: a Mosul ora uccide anche la violenza domestica

8 aprile 2020, 15:33

 

Iraq, a Mosul ora uccide anche la violenza domestica: l’aiuto psico-sociale a migliaia di donne

Il rapporto di “Un Ponte Per” dalla ex capitale del cosiddetto “stato islamico”. Le donne costrette spesso in spazi angusti non hanno la libertà di denunciare gli abusi neanche alla polizia. 

Roma (Agenzia Dire) – “In Iraq molti uomini e padri di famiglia svolgono lavori giornalieri, ad esempio nei cantieri. La sospensione delle attività, imposta per contenere l’epidemia di coronavirus, li ha lasciati senza reddito e questo aumenta la frustrazione e quindi le violenze contro mogli, figlie, madri o sorelle. Se le vittime ci chiamano per chiedere aiuto? Per le donne in questo momento è difficile avere tempo e spazio per se stesse, quando la casa è piccola e la famiglia numerosa”.

Con l’Agenzia Dire parla Lia Pastorelli, cooperante dell’Ong Un Ponte per. Nella Piana di Ninive, a Mosul, vive e lavora da cinque anni.

Il programma in difesa contro la violenza sulle donne. Dal 2017 Pastorelli segue Nissa – in arabo “donna” – il programma che la Ong italiana ha lanciato per contrastare la violenza di genere. Già prima che la pandemia costringesse le persone a restare in casa, cultura e tradizioni rendevano la vita particolarmente difficile alle donne. A Mosul, ex capitale del cosiddetto “stato islamico” (IS) in Iraq, restano i segni della guerra e, oltre le sue periferie, i campi profughi.

“Sosteniamo sei centri anti-violenza e ad oggi Nissa ha offerto supporto psico-sociale a 14mila persone, su una popolazione di un milione e seicentomila abitanti”, spiega Lia Pastorelli. “Nove vittime su dieci sono donne, per cui ci sono anche uomini”, evidenzia l’operatrice. Come nel resto del mondo però, la violenza di genere avviene soprattutto tra le mura domestiche. Ora, costretti a stare in casa, mariti, padri o fratelli violenti sono ancora più pericolosi.

Il numero di telefono dedicato. “Perdendo il reddito degli uomini, la famiglia soffre – continua Pastorelli – perché è raro che la donna lavori”. In tempo di epidemia, Un Ponte per ha riaddattato i propri interventi attivando un numero per le vittime di violenza. Le chiamate ricevute non sono però di più rispetto a prima e questo secondo l’esperta è un dato significativo. “La violenza in casa di certo aumenta – dice Pastorelli – ma il fatto di condividere spazi spesso piccoli con in media tra le cinque e le otto persone e tante faccende da sbrigare, non da’ alle donne la riservatezza necessaria per una telefonata di denuncia”. Una volta finito il lo stato di isolamento, l’operatrice è certa che “le denunce aumenteranno e tante donne avranno davanti a sé un recupero lento e laborioso”. Così si fa ancora più urgente l’aperura di una struttura che a Mosul possa accogliere coloro che, per le violenze psicologiche, fisiche o sessuali subite, necessitano dell’allontanamento da casa.

Le vittime non possono neanche denunciare alla polizia. “Calcoliamo che siano almeno il 5% delle donne che seguiamo ed è una richiesta presentata alle autorità da tempo” avverte la responsabile di Un Ponte per. “Capite che ora sarebbe assolutamente essenziale”. Una certa mentalità radicata, però, non aiuta. “Le vittime non possono neanche denunciare alla polizia” dice Pastorelli. “La donna qui è ancora vista come la causa delle violenze che subisce. Il delitto d’onore è legittimato. Spesso poi, insieme agli uomini, sono le suocere a vessare le nuore”. Il progetto Nissa, oltre a raccogliere le denunce, indirizza le vittime verso centri che offrono servizi specifici non solo di tipo medico-sanitario o psicologico ma anche corsi di alfabetizzazione o professionali. Secondo Pastorelli, “rendere ledonne indipendenti economicamente e’ fondamentale per innescare il cambiamento”.

*Intervista realizzata da Alessandra Fabbretti per l’agenzia Dire e pubblicata in originale qui

Per continuare a lavorare a fianco delle donne, è a loro che Un Ponte Per ha dedicato la campagna 5×1000 del 2020 “La tua firma contro una violenza del genere”. Clicca qui per saperne di più e contribuire.