Covid-19: prosegue il nostro lavoro in Medio Oriente

24 giugno 2020, 11:33

La pandemia di Covid-19 a marzo è arrivata anche in Medio Oriente. I paesi nei quali lavoriamo da 30 anni sono entrati in lockdown, così come il resto del mondo: dalla Siria del nord est all’Iraq, dalla Giordania al Libano, abbiamo dovuto sospendere temporaneamente le attività, spostarle online, ripensare tempestivamente i nostri interventi.

Il nostro lavoro in questi paesi è dedicato a chi già ha conosciuto la tragedia della guerra, dello sfollamento, dell’attraversamento di confini in cerca di salvezza. La pandemia ha reso ancora più vulnerabile la vita di queste persone: donne costrette tra mura domestiche non sicure; bambine e bambini nuovamente privati della scuola; intere famiglie scivolate sotto la soglia di povertà dall’inizio del lockdown e il cui diritto alla salute difficilmente può essere garantito da sistemi sanitari deboli e impreparati ad affrontare una pandemia.

Per questo, abbiamo immediatamente deciso di lavorare sulla prevenzione, l’unico vero rimedio quando mancano le strutture. Il nostro intervento per fronteggiare il Covid-19 è ancora adesso attivo in Iraq, Giordania, Libano e Siria del nord est.

Paesi che accolgono milioni di persone rifugiate e sfollate, colpite da conflitti e crisi economiche, oggi costrette a fare i conti con una pandemia, e soprattutto con le sue lunghissime conseguenze.

Basti pensare al nord est della Siria: una guerra senza fine scoppiata nel 2011, poi l’aggressione turca dell’ottobre del 2019 e oggi una pandemia che ha colto il paese debolissimo dal punto di vista sanitario e sprovvisto delle strutture ospedaliere necessarie, deliberatamente attaccate durante questi anni di conflitto.

Qui, dove mancavano letti di terapia intensiva, abbiamo immediatamente lavorato nella task force regionale per dotare 3 ospedali di altrettanti reparti Covid-19 e per portare avanti campagne di informative sulla corretta prevenzione. Oggi che la diffusione del virus sembra essere sotto controllo, oltre al rafforzamento delle strutture ospedaliere stiamo lavorando con le Case delle Donne (Mala Jin), con le quali collaboriamo da anni e che rappresentano spazi sicuri in cui garantire assistenza alle vittime di abusi. L’obiettivo è fornire sostegno alle donne vittime di violenza domestica i cui casi, durante la quarantena, hanno registrato un sensibile aumento.

Il nostro Luca Cafagna, operatore in Siria, racconta la situazione qui

L’Iraq oggi è il paese dell’area dove il virus sta crescendo maggiormente. La nostra capillarità sul territorio, dove siamo presenti dal 1991, ci ha spinto a privilegiare un’azione porta a porta che ci ha permesso di raggiungere anche le zone più remote del paese con campagne di informazione sulla prevenzione dal contagio. In città come Mosul, Ba’shiqa, Bartella e Qaraqosh, appena è stato possibile tornare ad operare in sicurezza, abbiamo distribuito pacchi alimentari per le famiglie che, a causa della procedure di contenimento del Covid-19, hanno visto aggravare la propria situazione economica.

Ma abbiamo anche portato avanti il lavoro di sostegno psicologico alle persone sfollate e rifugiate, alle donne sopravvissute alla violenza nei nostri Centri e con una linea telefonica dedicata, e continuato a costruire spazi sicuri per quando sarà possibile tornare ad una vita normale: tra questi, alcuni parchi giochi per bambini e bambine nella Piana di Ninive.

In Libano e in Giordania, dove è stato ancora più complesso intervenire a causa delle rigidissime misure di contenimento imposte dalle autorità, e da situazioni drammatiche – come la bancarotta dichiarata dal governo di Beirut all’inizio della pandemia – abbiamo fatto del nostro meglio per portare avanti il nostro lavoro da remoto. Abbiamo continuato a sostenere i nostri partner locali nella risposta all’emergenza, per stare a fianco delle comunità più marginali nei due paesi: quella rifugiata, dalla Siria come dalla Palestina, accolta in campi che hanno corso rischi altissimi di diffusione del contagio.

Un racconto sulla situazione attuale in Libano del nostro capo ufficio a Beirut, David Ruggini, è qui

Il nostro lavoro prosegue. Non si ferma così come non si fermano le conseguenze, sanitarie e non, causate dalla pandemia di Covid-19 in luoghi più fragili di quelli in cui viviamo. Ma che hanno lo stesso diritto di uscirne: andrà tutto bene solo se andrà bene per tutte e tutti.

Il nostro nuovo Notiziario, che racconta nel dettaglio cosa è successo in Medio Oriente e cosa abbiamo fatto, è scaricabile gratuitamente qui