Mesopotamian Water Forum: un dibattito sull’acqua ai tempi del Covid-19

13 luglio 2020, 17:30

Dal 16 al 17 maggio 2020 si è svolta online la seconda edizione del Forum sull’acqua della Mesopotamia, iniziativa inserita nell’ambito della campagna “Save the Tigris”. Un anno dopo il 1° Forum sull’acqua tenutosi a Sulaymaniyah (Regione del Kurdistan iracheno), movimenti ambientalisti e organizzazioni della società civile provenienti da Turchia, Iraq, Siria e Iran – i quattro paesi del bacino del Tigri e dell’Eufrate – hanno preso parte a 2 giorni di discussione e dibattito.

Al centro dei lavori l’analisi della situazione nei quattro paesi sia alla luce della crisi idrica che li investe, che del contagio da Covid-19, strettamente collegato alle questioni ambientali. Per tutte e tutti gli attivisti presenti i due temi sono centrali per leggere la situazione attuale, ma anche per immaginare nuovi, possibili modelli di sviluppo sostenibile.

Iraq

La crisi da Covid-19 ha avuto un grave impatto su acqua e infrastrutture: viene utilizzata più acqua ad uso domestico, ma l’uso agricolo e industriale è diminuito. L’Iraq dovrà affrontare una crisi economica a causa di questa perdita, ma anche per il fatto che il prezzo del petrolio è precipitato. Gli iracheni stanno guardando a questa crisi come un’opportunità per diversificare l’economia e allontanarsi dal petrolio, in questo momento il governo dovrebbe investire in agricoltura, turismo sostenibile e altri settori. Gli attivisti e le attiviste sono ottimisti e intendono sviluppare nuove alleanze regionali, investire in reti e pianificazione, anche grazie all’uso del web e dei social media.

C’è una preoccupazione molto forte riguardo alla gestione delle risorse idriche, in particolare per i governatorati meridionali che hanno ancora paura della scarsità d’acqua e che ritengono che l’Iraq non stia facendo tesoro dell’attuale situazione di abbondanza idrica per farne riserva. Molte acque reflue in Iraq rimangono non trattate, cosa che ha portato in tanti/e a riflettere su quale sia stato il ruolo dell’acqua nella diffusione del contagio da Covid-19. Le persone sono anche preoccupate per l’impatto delle dighe a monte, come la diga di Ilisu. Anche se è tardi per intraprendere azioni contro l’impatto di questa diga, gli attivisti iracheni sperano che alcuni dei grandi progetti di dighe possano essere fermati e sostituiti con investimenti in ambito sanitario.

L’acqua e l’ambiente non erano una priorità in Iraq fino a poco tempo fa. La campagna Save the Tigris, nata nel 2012, è stata una delle prime ad avere al centro queste tematiche. Nel paese le organizzazioni impegnate su questo fronte sono poche, il ché rende difficile la solidarietà internazionale. La mancanza di informazioni chiare da parte del governo è una sfida per la società civile, ancora isolata dai processi decisionali nelle questioni ambientali. Le reti costruite sono ancora giovani, e le/gli attiviste/i vivono in una situazione di insicurezza a causa delle milizie e di altri attori.

Regione del Kurdistan iracheno

Nella regione del Kurdistan si teme possa arrivare una seconda ondata di Covid-19, per questo gli attivisti e le attiviste hanno tenuto riunioni online. Ci vorrà molto tempo perché le persone comprendano appieno l’importanza della protezione delle risorse idriche, il processo di apprendimento è molto lento. Gli attivisti sono stati attivi durante la pandemia, lavorando alla comunicazione e alla diffusione digitale. Le persone sono state psicologicamente colpite, ma la crisi è stata anche un’opportunità per comprendere la necessità di curare maggiormente l’ambiente. La mancanza di consapevolezza sull’importanza di conservazione dell’acqua nella popolazione, che ne fa un consumo eccessivo, rimane un problema, così come la mancanza di attuazione delle leggi ambientali.

L’inquinamento delle acque superficiali e sotterranee è ancora all’ordine del giorno, anche se è stato rilevato che la qualità dell’acqua nella regione del Kurdistan è migliore rispetto a quella dell’Iraq meridionale. I/le partecipanti hanno notato che l’Iran sta costruendo una serie di tunnel per deviare l’acqua principalmente sullo Zab Minore. Il governo iracheno a Baghdad e la regione del Kurdistan dovrebbero collaborare per negoziare con la Turchia e l’Iran per pari quote di acqua.

Nella regione c’è una grossa pressione sulla società civile in questo momento. E’ molto complesso far legiferare il governo sulle questioni ambientali e sulla privatizzazione dell’acqua.

Iran

Secondo gli/le attivisti/e iraniani/e, la pandemia potrebbe portare ad una svolta positiva poiché si è assistito ad un calo lampante delle emissioni di anidride carbonica nel paese e le persone hanno potuto sperimentare come è la vita senza inquinamento. La crisi è quindi un’opportunità per rivedere i sistemi economici. In Iran il contagio ha colpito soprattutto i soggetti più deboli, anche se ancora non è chiaro l’impatto generale registrato. Oltre alla crisi di Covid-19, l’Iran ha sofferto degli impatti negativi delle sanzioni internazionali. Le attiviste e gli attivisti iraniani hanno avanzato alcune proposte, tra cui lo sviluppo di un Parlamento idrico per la tutela dell’ambiente locale. Per quanto riguarda le dighe ci sono progetti su larga scala attuati dalle autorità. Il problema con l’Iran è che non esistono partenariati o collaborazioni transnazionali, per questo sarebbe importante costruire una collaborazione tra Iraq e Iran, attraverso progetti regionali basati sulle comunità.

Oltre a questo c’è una proposta per istituire degli osservatori internazionali dell’acqua, per sostenere il governo nella revisione delle politiche ambientali. E’ necessario, inoltre, ripristinare le risorse idriche per alleviare la pressione sui fiumi. Le comunità locali hanno bisogno di investimenti per raggiungere uno sviluppo economico.

Siria

La Siria è in conflitto da 9 anni, mancano gli ospedali e gli operatori sanitari. Al momento c’è forte preoccupazione per un focolaio di Covid-19, ma la situazione resta poca chiara. Milioni di persone hanno bisogno di aiuti umanitari e vi è una forte preoccupazione per gli sfollati interni, che non hanno accesso all’acqua. Sia il Tigri che l’Eufrate attraversano la Siria e sono stati pesantemente colpiti dall’inquinamento. Per ridurre la quantità di smaltimento dei rifiuti sarà necessario l’impegno sia dei politici che della popolazione della regione. Inoltre, la Siria nord-orientale è colpita dalla mancanza di approvvigionamento idrico dalla stazione di Alok, che fu presa di mira dalla Turchia durante l’ultima offensiva, nell’ottobre del 2019. Ci sono oltre mezzo milione di persone nella regione di Hasakeh che non hanno attualmente accesso all’acqua potabile. Per impedire l’uso dell’acqua come arma è necessario il supporto internazionale e la mediazione tra la Turchia e la Siria nord-orientale.

A causa del conflitto la maggior parte dell’attenzione è rivolta agli aiuti umanitari e alla risposta di emergenza. Non molte organizzazioni della società civile hanno esperienza nel settore dell’acqua e dell’ambiente, ci sono poche reti e pochi gruppi di comunicazione. Per questo le attiviste e gli attivisti ritengono centrali momenti di scambio come il Water Forum.

Turchia                                                                                  

Anche la Turchia ha vissuto un periodo di lockdwn, come tutti i paesi. Anche se il livello di inquinamento ambientale è migliorato, il governo turco e le società private hanno approfittato del divieto di manifestazioni pubbliche per portare avanti la costruzione di progetti di energia idroelettrica precedentemente bloccati. Gli attivisti e le attiviste, nonostante la crisi di Covid-19, hanno continuato a tenere alta l’attenzione portando avanti azioni e campagne online contro questi progetti. La privatizzazione dell’acqua è una questione importante in Turchia e l’inquinamento idrico è cruciale per l’accesso all’acqua. Le acque superficiali sono spesso inquinate da sostanze chimiche, ad esempio utilizzate per lavare le strade.

Anche il consumo eccessivo di acqua è un problema. Per questo gli attivisti turchi intendono connettersi a livello regionale con altri attivisti in Mesopotamia. C’è un grande entusiasmo nell’organizzare un’altra edizione del Forum sull’acqua della Mesopotamia.

Molti gruppi hanno lavorato sull’acqua e sull’ecologia in questi anni. Il numero di organizzazioni ecologiste è in aumento. I media sono attualmente controllati dal governo e c’è grande repressione contro gli attivisti ecologisti. I social media sono diventati un buon canale di diffusione, e la società civile sta cercando di organizzarsi a livello locale e regionale.

Il confronto si è poi spostato sul delicato tema della protezione degli attivisti e delle attiviste impegnate in campo ambientale. Si tratta in tutti i casi di contesti complessi, in cui la questione idrica è considerata un elemento di sicurezza e un’arma per imporre sovranità.

Le generazioni impegnate su questo fronte, però, hanno espresso il desiderio di rivolgersi all’opinione pubblica internazionale, mostrando quanto siano avanzate le loro rivendicazioni e piani di elaborazione. Importante per tutte e tutti loro anche il coinvolgimento dei media, come forma di tutela per chi, di fatto, rischia la vita per il proprio impegno.

C’è stato accordo sul considerare la terribile crisi del Covid-19 anche un’importante opportunità di riflessione. Nel mondo le persone si sono rese conto delle mancanze strutturali nei propri paesi, dei tagli ai sistemi sanitari globali, del livello di inquinamento del pianeta che si è drasticamente ridotto in seguito ai lockdown. Le comunità, ovunque, si sono auto-organizzate, segnando possibili modelli futuri e dando una lezione importante sulla possibilità di cambiamenti reali. Gli attivisti e le attiviste sono convinti che in seguito alla crisi la mentalità generale potrebbe cambiare.

Alla luce di queste riflessioni, la seconda giornata del Forum si è concentrata proprio sulle sfide che attendono le società civili nella regione della Mesopotamia. Nei diversi workshop gli attivisti e le attiviste si sono concertati su alcune tematiche principali, tra cui la costruzione delle dighe, l’inquinamento, la gestione dell’acqua, un maggiore coinvolgimento necessario delle componenti femminili nella lotta ambientalista. E, non da ultimo, l’importanza di comunicare la lotta per la tutela del patrimonio ambientale della Mesopotamia come parte della più vasta battaglia di protezione del patrimonio storico e culturale di un’area antichissima.

La prospettiva comune è quella di proporre un modello regionale alternativo nel quale l’acqua diventi un elemento di costruzione della pace e collaborazione, e non più motivo di conflitto o sfruttamento del territorio, in particolare in Siria e in Iraq. Creare dei solidi gruppi regionali che possano mantenere vive le reti solidali create nell’ambito del Forum è quindi centrale, favorendo incontri e scambi a livello regionale.

Le partecipanti e i partecipanti a questo secondo, importantissimo appuntamento non sanno quando sarà possibile per loro incontrarsi nuovamente di persona. Ma hanno tutta l’intenzione di non dividere ciò che i fiumi della Mesopotamia hanno, da sempre, unito.