“Vogliamo una rivoluzione femminista”: in Giordania le donne scendono in piazza

3 agosto 2020, 17:07

 

Da giorni la Giordania è attraversata da un’ondata di proteste, scattate dopo il brutale femminicidio di Ahlam, una giovane donna di 30 anni, uccisa dal padre con la complicità dei fratelli, che hanno impedito di accorrere in suo aiuto.

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Ahlam è stata colpita alla testa con una pietra dal padre, che ha bevuto un the accanto al suo corpo senza vita in attesa dell’arrivo della polizia. Per lei, a quel punto, non c’è stato più niente da fare.

La notizia ha infiammato il paese: centinaia di persone sono scese in piazza, ad Amman, per reclamare modifiche alla legislazione vigente, ed in particolare agli articoli 98 e 99 del Codice penale, che prevedono la depenalizzazione in caso di cosiddetto “crimine d’onore”.

Anche noi, con il nostro staff di Amman, siamo scese/i in piazza. Perché la violenza contro le donne non ha colore né provenienza, non cambia al variare delle latitudini, e quella per la parità ed il diritto alla vita è anche la nostra battaglia.

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E perché da sempre, come organizzazione, siamo impegnate/i su questo fronte, con un incessante lavoro di advocacy, denuncia, supporto delle reti e delle organizzazioni di donne locali nei paesi in cui operiamo, e con una componente centrale di contrasto alla violenza di genere in ogni nostro progetto, dall’Iraq alla Siria, dal Libano alla Giordania.

Una battaglia per noi tanto centrale che, ormai da due anni, dedichiamo a questo tema e a questo impegno il nostro 5×1000, destinando i fondi raccolti attraverso le firme di chi ci sostiene ad interventi di sostegno per le donne.

Dal contrasto alla violenza attraverso l’apertura e il sostegno ai centri antiviolenza, ai programmi di sostegno all’indipendenza economica delle donne, fino all’assistenza legale gratuita, proprio in Giordania.

Qui siamo presenti da tanti anni, con un team impegnato nei nostri progetti rivolti alle comunità rifugiate nel paese dalla Siria e dalla Palestina, e con un’attenzione particolare alle donne con disabilità, che rischiano di essere ancora più marginalizzate a causa delle loro condizioni.

E con un programma specifico – “Enaya” – che in questi anni si è concentrato sull’assistenza legale gratuita alle donne per cause di divorzio, per sostenere il loro percorso di fuoriuscita da situazioni di violenza, per accompagnarle nelle loro rivendicazioni in tema di diritti sul posto di lavoro.

Quello che si sta attivando in questi giorni nella società giordana è un movimento rinnovato e determinato, che ha visto il lancio, tra le altre cose, di una petizione contro le depenalizzazioni previste per “crimini d’onore” che nel giro di poche ore ha raccolto oltre 12mila firme.

“Vogliamo una rivoluzione femminista” sostengono le donne scese in piazza ad Amman in questi giorni, che hanno dovuto confrontarsi anche con l’aumento della violenza domestica durante il periodo del lockdown.

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Una situazione che si è verificata in Giordania, ma in tutto il mondo e anche in Italia, dove le richieste d’aiuto ai Centri antiviolenza durante la pandemia sono aumentate del 75%.

Un aumento che era stato previsto dalle realtà che si occupano di contrasto alla violenza di genere nel mondo, ma che non è stata affrontata adeguatamente in nessun paese interessato dalla pandemia.

Vogliamo che le grida di aiuto di Ahlam, rimaste inascoltate, possano essere state le ultime.

Aiutaci a rendere sempre più efficace il nostro intervento a fianco delle donne nei paesi in cui operiamo. Clicca qui.