La salute mentale è un diritto da garantire

9 ottobre 2020, 12:43

Il 10 ottobre di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale della Salute Mentale, per ribadire che l’accesso ai servizi di sostegno psicosociale sono un diritto di tutte le persone, ovunque. In questo campo lavoriamo da anni in Iraq, Siria e Giordania: in questo 2020 celebriamo la Giornata inaugurando il primo call center per il sostegno psicosociale a Raqqa.

In Siria, secondo il Ministero della Salute i casi di Covid-19 confermati sono in aumento. In risposta a una possibile emergenza epidemica stiamo lavorando alla prevenzione e al contenimento del contagio nelle aree più vulnerabili insieme ai nostri partner locali e alle altre organizzazioni internazionali impegnate sul campo.

Ma le misure necessarie al contenimento dell’epidemia stanno provocando gravi ripercussioni economiche e psicosociali anche nel nord est della Siria, dove operiamo dal 2015.  Secondo i primi dati vi è un aumento di casi di violenza di genere, mentre le misure di lockdown ostacolano la possibilità delle donne sopravvissute di distanziarsi dalla violenza domestica e avere accesso ai servizi di supporto. Questo si colloca in un contesto di costante stato di emergenza preesistente – dove 70.000 persone restano ad oggi sfollate a causa dell’ultima offensiva turca sull’area dello scorso anno (ottobre 2019).

Dai dati che abbiamo avuto modo di raccogliere in particolare nella città di Raqqa, ex roccaforte di Daesh nel paese, abbiamo registrato un generale aumento dei livelli di stress psicofisico legato agli effetti delle misure di contenimento del Covid-19: problemi di salute mentale, depressione per l’aumento della disoccupazione e della povertà, il conseguente aumento dei casi di violenza domestica, e la potenziale ridiffusione della pratica dei matrimoni precoci. Un contesto difficile in quanto Raqqa già prima di questa emergenza pandemica necessitava di servizi di protezione per la popolazione.

Migliorare il benessere delle fasce più vulnerabili della popolazione, ed in particolare di donne e minori a rischio di violenza, così come delle persone in stato di forte stress psico-fisico, è il nostro obiettivo.

Per questo abbiamo inaugurato il primo call centre dell’area proprio a Raqqa, gestito dai nostri partner siriani dell’organizzazione Doz. Qui sarà attiva una hot-line gestita da operatori e operatrici locali che abbiamo formato in questi mesi, in grado di fornire servizi integrati di protezione e sostegno psicosociale durante questo periodo di emergenza.

Fornire sostegno psico-sociale, soprattutto a bambine e bambini, è un lavoro bellissimospiega il dr. Barzan Suliman, psicologo che gestirà la hotline. “Sono bambini che hanno già dovuto conoscere l’amarezza della guerra in Siria, e che oggi pagano con un forte disagio psicologico. Non abbiamo mai avuto una hotline prima, speriamo che questa esperienza abbia successo e che altre organizzazioni seguano il nostro esempio. Sarà utile anche per fornire aiuto rispetto al Covid-19, spiegando alle persone quali misure protettive prendere e diffondendo consapevolezza sul tema”, conclude il dr. Suliman.

Per questo siamo convinte/i che l’apertura del call center ci consentirà di portare avanti questo lavoro in modo ancora più esteso. Si tratta di un progetto pilota su Raqqa, che speriamo in futuro possa essere replicato anche altrove.

 

Anche in Iraq da anni lavoriamo nel campo della salute mentale, per garantire a tutte le persone colpite da anni di guerre e conflitti di avere accesso al proprio diritto alla salute a 360°. Lavoriamo in particolare nell’area della Piana di Ninive che, come Raqqa in Siria, è stata occupata da Daesh per 3 lunghi anni.

Siamo operativi/e a Mosul, Bashiqa e Nimrod, zone in cui la popolazione ha vissuto periodi molto difficili, e anche nel governatorato di Erbil, all’interno dei campi profughi che ancora oggi accolgono migliaia di persone siriane fuggite dalla guerra.

Qui i nostri team sostengono le persone con diversi livelli di intervento: servizi di salute mentale per le comunità sono garantiti attraverso gruppi di sostegno che sono stati particolarmente importanti durante i giorni più duri dell’emergenza Covid-19.

Anche qui l’impatto psicosociale del lockdown è stato fortissimo per una popolazione già provata da precedenti emergenze, e il nostro team di psicologi/ghe e consulenti ha offerto e continua a offrire sedute di gruppo e individuali gratuite per adulti/e e per bambini e bambine. Negli ultimi anni siamo riuscite/e a raggiungere oltre 13.000 persone.

La pandemia ha reso molto più difficile il nostro lavoro, perché l’accesso ai servizi di base è stato fortemente limitato. Soprattutto nei campi profughi, dove le difficili condizioni di sovraffollamento hanno imposto misure restrittive molto più stringenti. Continuare a fornire terapie a distanza, o con i dispositivi di protezione, è stata la più grande sfida che abbiamo dovuto affrontare in questi mesi.

Nonostante questo siamo riusciti/e a restare a fianco delle comunità con cui camminiamo da anni, grazie al lavoro di un team locale altamente specializzato, composto da psicologi/ghe, psichiatri/e, operatori e operatrici sociali, accompagnati/e dalle consulenze dei nostri esperti ed esperte internazionali.

 

In Giordania nel campo della salute mentale lavoriamo da anni.  Lo facciamo per rispondere alle esigenze di salute e protezione di adulti/e e bambini/e con disabilità rifugiati dalla Siria e residenti delle comunità ospitanti giordane nei governatorati di Amman, Zarqa e Irbid attraverso interventi di riabilitazione, assistenza alla salute mentale e protezione dei/lle minori.

L’intervento che stiamo portando avanti in questa fase di emergenza pandemica mira a raggiungere una popolazione di 1.200 donne, ragazze, uomini e ragazzi rifugiati siriani e membri della comunità ospitante, grazie al lavoro di una unità mobile composta da personale specializzato che effettua visite domiciliari nelle aree di Amman, Zarqa e Irbid.

 

(Nella foto un poster realizzato dalle persone con cui lavoriamo nei campi profughi siriani del Kurdistan Iracheno).