Covid-19. Ecco cosa abbiamo fatto in Libano

9 novembre 2020, 12:13

Grazie alle tante donazioni ricevute da chi ci sostiene, siamo riusciti/e fare molte cose per il Libano insieme ai nostri partner locali in questi mesi.

Da quando quel 4 di agosto una doppia esplosione ha devastato la città di Beirut, Un Ponte Per ha inviato mensilmente le donazioni ricevute. Il Libano stava già attraversando la sua peggiore crisi economica e sociale, aggravata dalla pandemia di Covid-19 che ha dato il colpo finale ad un paese in cui la classe media è scivolata nella povertà.

I primi fondi raccolti si sono dimostrati essenziali a fine agosto per portare avanti il primo lavoro di soccorso medico, distribuzione di kit igienici e aiuti, pulizia delle strade e degli edifici.

Le ultime donazioni sono state distribuite ad ottobre. Abbiamo lanciato un ponte verso associazioni e collettivi libanesi che dal basso e con estremo coraggio e ostinazione hanno sin dal primo momento fatto la differenza.

“L’azione umanitaria è uno stile di vita e non solo un lavoro”

Abbiamo supportato il progetto medico di AMEL, un’organizzazione indipendente libanese che si è mossa sin dall’inizio dell’emergenza per fornire visite mediche a casi sospetti da Covid-19 e aumentare la consapevolezza sulla prevenzione (in materia di igiene, distanziamento fisico, modalità di trasmissione).

 “Adottiamo un’etica femminista e privilegiamo le voci delle lavoratrici migranti in ogni aspetto del nostro lavoro”

Abbiamo sostenuto il lavoro di ARM, un collettivo di attiviste femministe libanesi che ha risposto ai bisogni immediati delle lavoratrici migranti e delle donne rifugiate che stanno affrontando la perdita della casa, del reddito, la mancanza di libertà o dei mezzi per tornare nel loro paese di origine e la mancanza di accesso ai beni di prima necessità per sopravvivere

Le attiviste di ARM hanno distribuito cesti alimentari e fornito rifugio presso i loro 3 Centri di accoglienza, spazi dove le lavoratrici migranti possono non solo avere un tetto ma costruire reti, accedere a informazioni, corsi, assistenza e supporto a lungo termine.

“Ogni tanto occorre alzare lo sguardo e guardare al cielo”

Attraverso il lavoro di AL-JANA (Arab Resource Center For Popular Arts), una piccola e radicata associazione che riesce a trasformare le sfide in opportunità attraverso la creatività, abbiamo organizzato attività culturali e di comunità. Una è stata realizzata sui tetti del campo palestinese di Al-Rashidiyeh, nel sud del Libano. Da noi, all’epoca della prima ondata di Covid-19, ci furono i balconi: usati per fare musica, parlarsi da lontano, ricordarsi di essere, nonostante le chiusure e le difficoltà, una comunità. Nei campi palestinesi del Libano però, di balconi non ce ne sono. Troppo poco lo spazio, troppo dure le condizioni di vita. Quando tutto manca però, restano i tetti.

“Vogliamo mescolare culture, lingue, esperienze e tattiche di basket. Vogliamo imparare giocando assieme”

La squadra di basket femminile Basket Beats Borders, nata all’interno del campo palestinese di Shatila, si è da subito attivata all’indomani dell’esplosione di Beirut. Grazie anche alle donazioni che abbiamo ricevuto,  i nostri amici e amiche sono riusciti/e a consegnare 75 cesti alimentari a 75 famiglie in stato di bisogno, provate da una terribile crisi economica e dalla pandemia.

C’è molto da fare, e stiamo facendo il possibile per sostenere e accompagnare la popolazione inviando sul campo le donazioni che raccogliamo.

Donazioni che permettono di far accadere cose come queste: persone, che camminano a fianco di altre persone.

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