Al via la nostra missione in Ucraina

19 Luglio 2022, 10:26

L’invasione russa dell’Ucraina avviata nel febbraio 2022 ha sconvolto l’opinione pubblica mondiale, e imposto alle realtà da sempre impegnate nella costruzione della pace di compiere un nuovo passo in questa direzione. E’ nato così un nuovo “ponte”, lanciato da Un Ponte Per verso la popolazione e la società civile ucraina e russa per sostenere i suoi sforzi nel ristabilire la pace il prima possibile.

Forti della nostra trentennale esperienza nel peacebuilng in luoghi di crisi come l’Iraq e il Nord Est della Siria, abbiamo iniziato a collaborare da febbraio 2022 con altre organizzazioni specializzate in questo genere di intervento per dare visibilità e sostegno alle azioni di pace e coesione sociale, resistenza nonviolenta, obiezioni di coscienza al servizio militare e resilienza al trauma delle società civili ucraina e russa.

Una delegazione di Un Ponte Per si è recata a Leopoli ad aprile e giugno 2022 per portare aiuti umanitari unendosi al convoglio pacifista “Stop the war now e per incontrare la società civile locale.

Duecento persone e 50 mezzi, appartenenti a 89 organizzazioni della società civile italiana, hanno raggiunto la città di Leopoli per portare medicinali, cibo e beni di prima necessità destinati alla popolazione.

Abbiamo poi deciso di privilegiare il sostegno al nostro storico partner rumeno PATRIR, con cui abbiamo sviluppato e implementato un programma di costruzione della pace in Iraq nel biennio 2016-2018. Insieme abbiamo mappato i partner locali che in Ucraina richiedevano interventi civili di pace e ci siamo impegnati/e a lavorare su questo tipo di azioni.

In questo contesto è nato il nostro progetto “Peace Support Ucraine, sostenuto dai fondi Otto per Mille dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.

A luglio è quindi partita ufficialmente la nostra missione in Ucraina, nell’ambito della quale Martina Pignatti Morano, Direttrice dei programmi di UPP, sta incontrando insieme a PATRIR partner e giovani attivisti e attiviste impegnati/e nella costruzione della pace e nel sostegno alle migliaia di persone che si trovano oggi sfollate e in stato di necessità.

Stiamo conoscendo un mondo di persone che non vengono rappresentate dalle narrazioni mediatiche, e che lavorano instancabilmente.

“E’ iniziato il nostro viaggio in Ucraina con gli operatori di PATRIR per il lancio del programma di peacebuilding a sostegno dei giovani ucraini”, racconta Martina.

“Mentre 10 razzi russi colpivano a Mykolaiv le Università di Costruzioni Nautiche e di Pedagogia, abbiamo fatto tappa all’Università di Chernivtsi, uno dei cinque edifici universitari più belli del mondo, patrimonio UNESCO. Se ci fosse una graduatoria dei campus più generosi, questo forse sarebbe il primo: da marzo ha accolto nei suoi dormitori circa 5.000 persone sfollate”.

Mentre le armi proliferano, gli aiuti umanitari scarseggiano. Per studenti e docenti che sono costretti/e a partire per il fronte, l’università sta acquistando lacci emostatici, medicine, giubbotti antiproiettile.

Abbiamo incontrato e raccolto la testimonianza di Serhij Lukanjuk, responsabile umanitario dell’ateneo, che sta sfruttando tutte le sue conoscenze in diversi paesi europei per chiedere aiuti. Che non arrivano a sufficienza. Ecco le sue parole:




 

Artur Kadelnyk invece è un giovane di 26 anni, ma già vice-direttore dell’All-Ukrainian Youth Center, un’istituzione pubblica creata a Kiev nel 2019 per sostenere oltre 300 centro giovanili in tutto il paese.

Martina lo ha incontrato a Kiev.

“I centri giovanili forniscono ai giovani ragazzi e ragazze formazioni, spazi e mezzi per organizzare attività ricreative, culturali e sociali. Di questi 300 centri, 27 sono stati distrutti durante la guerra, molti altri hanno chiuso, ma 124 sono ancora attivi e continuano a dedicarsi con coraggio alla raccolta e allo smistamento degli aiuti umanitari”, spiega Martina.

Alcuni centri organizzano attività di recupero dal trauma della guerra, tramite assistenza psicologica, attività artistiche e ricreative ma soprattutto tramite l’ascolto delle persone traumatizzate da parte di altri/e giovani.

Ecco la testimonianza di Artur:




 

Continuiamo a credere in una pace giusta, e a lavorare per costruirla. Per saperne di più sul nostro lavoro in Ucraina, clicca qui.

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