Emergenza Covid-19

In poche settimane il mondo come lo conoscevamo è stato stravolto. Il virus Covid-19 si è diffuso con estrema velocità in tutto il pianeta.

Cosa accadrebbe se il contagio esplodesse in paesi che non sono preparati a contenerlo?

In Iraq, Giordania Libano e Siria, dove Un Ponte Per lavora, le strutture sanitarie sono fragili o inesistenti, non accessibili a tutte e a tutti perché in mano ai privati o distrutte da anni di guerre. Inoltre nei campi per sfollati e rifugiati, è impossibile rispettare la distanza minima di un metro. Qui l’epidemia si diffonderebbe con estrema facilità.

La vita di milioni di persone è a rischio. La prevenzione è l’unica cura possibile. Dobbiamo agire subito per prevenire la diffusione del virus. Sostieni il nostro intervento.

 

 

 

Un Ponte Per sta adattando i progetti già in corso e avviandone di nuovi per contenere il virus all’interno delle comunità più vulnerabili con le quali lavora.

Proteggere le persone più esposte facendo prevenzione è il nostro principale obiettivo in questo momento.

Solo in Siria più della metà degli ospedali sono stati distrutti da 9 anni di guerra (84, secondo l’OMS, quelli bombardati da dicembre ad oggi). Questa emergenza ci pone una sfida ma anche un'opportunità: affrontare tutte e tutti insieme un unico obiettivo comune.

 

“È ormai il Pianeta lo spazio politico minimo in cui questi problemi possono essere affrontati” dice Fabio Alberti, tra i fondatori di Un Ponte Per. “E questo richiede un cambiamento profondo non solo delle istituzioni politiche a cui siamo abituati, non solo degli stili di vita, ma anche del modo di pensare. E di pensarci”.

 

Sostieni il nostro intervento e quello delle nostre operatrici e operatori in questo momento attive/i sul campo e con tutti i mezzi disponibili per raggiungere la popolazione con kit igienici, informazioni mediche e dispositivi di protezione individuale.

 

 

 

 

 

 

 

COSA STIAMO FACENDO

 

 

SIRIA

Nel Nord Est della Siria, in lockdown dal 13 marzo, le nostre cliniche sono tutte aperte e funzionanti, nonostante si registri un’affluenza minore di pazienti per paura del contagio. La situazione più preoccupante è quella nei campi dove, a causa del sovraffollamento, il virus potrebbe diffondersi in pochissimo tempo. Stiamo allestendo un reparto Covid in 3 ospedali, in modo da dotarli di 18 posti di terapia intensiva, 42 di sub-intensiva e di un sistema di triage con personale sanitario adeguatamente formato.

 

IRAQ

In Iraq portiamo avanti dal primo giorno di emergenza campagne di prevenzione per contenere la diffusione del contagio. Abbiamo incontrato già 2.800 famiglie in 39 villaggi nelle aree di Nimrud, Bashiqa e Tilkaif. Il nostro staff ha fatto un porta a porta capillare con poster informativi e depliant per spiegare alle persone come affrontare la situazione. Stiamo sperimentando anche forme digitali per raggiungere le persone più lontane: webinar e corsi online di prevenzione con medici e personale esperto.

GIORDANIA

In Giordania, tra i primi paesi al mondo a decidere di adottare misure preventive straordinarie e particolarmente restrittive, stiamo pianificando programmi di sostegno economico per supportare quelle famiglie che vivevano di lavori saltuari e che oggi sono al di sotto della soglia della povertà a causa del blocco. Il nostro staff distribuirà un cash for protection, ovvero un contributo una tantum alle famiglie più vulnerabili economicamente, alle donne vittime di violenza che vivono da sole con i figli e alle famiglie con disabili.

LIBANO

In Libano sosteniamo il lavoro del nostro partner locale per contribuire a distribuire kit igienici e la cesta della spesa mensile - del valore di 36 euro - alle famiglie rifugiate palestinesi che vivono nei campi. Nel paese, che ha dichiarato all’inizio di marzo la bancarotta, il virus ha reso chiarissimo il massacro di fondi a cui è stata sottoposta la sanità pubblica e la carenza di strutture adeguate. Nei campi, la densità della popolazione è oltremodo alta e le condizioni sanitarie sono talmente precarie che si rischia una catastrofe.

 

Abbiamo imparato che il virus non conosce frontiere e che le comunità vulnerabili sono quelle più a rischio. Un Ponte Per ha quindi deciso di destinare i fondi eccedenti di questa campagna verso quelle realtà che in Italia si occupano delle persone senza fissa dimora, di lavoratrici e lavoratori stagionali ammassati nelle campagne del sud, delle persone migranti e richiedenti asilo che vivono in insediamenti informali e di tutte le fasce più fragili di questo paese. 

 

 

 

COSA PUOI FARE PER SOSTENERCI

 

Un Ponte Per sta lavorando per tentare di contenere la diffusione virus in luoghi fragili e vulnerabili. Siamo impegnati/e per informare e dotare di kit di protezione le persone che vivono già in condizioni estreme a causa di povertà e di guerre e sulle quali questa crisi si abbatte in maniera ancora più violenta.

Dona adesso per permetterci di portare avanti il nostro intervento e prevenire la diffusione del contagio.

Siamo onde dello stesso mare e, come scrive il nostro Fabio Alberti “non basterà una pandemia per convincerci che non esistono nemmeno le nazioni. Ma forse possiamo cominciare a pensarlo”.