Rimandiamoli a settembre. A scuola

In Iraq migliaia di bambine e bambini fuggiti dalla guerra stanno tornando nei propri villaggi, o in quello che ne rimane. Ma per molti/e è un ritorno nelle macerie: abitazioni saccheggiate, scritte di morte, trappole esplosive, scuole ed edifici pubblici distrutti.

“A marzo sono andato a trovarli/e. Abbiamo ristrutturato 3 scuole e lo scorso 15 maggio le abbiamo consegnate al Ministero dell’Istruzione iracheno. Grazie a questo intervento, 1.600 studenti e studentesse sono potuti tornare in scuole sicure e accoglienti” ci racconta Ettore Acocella, Responsabile dei Progetti di Sviluppo in Iraq per Un Ponte Per.

 

 

 

La maggior parte di loro sono fuggiti/e nell’estate del 2014 quando Daesh occupò la Piana di Ninive causando la fuga di 965.000 iracheni/e.

Oggi è importante che le bambine e i bambini rientrati nei propri villaggi abbiano edifici scolastici sani, puliti e che invoglino a studiare, per garantire il ritorno a una vita normale. Tanti/e di loro per anni hanno vissuto nei campi profughi, lontani dai giochi, dalle scuole, dalle loro case, da una normalità di cui hanno bisogno.

La scuola è la chiave. Insieme all’educazione alla convivenza, alla pace.

 

 

RESTITUIRE 4 SCUOLE


Stiamo lavorando per consegnare altre 4 scuole, 3 delle quali rappresentano l’unico edificio scolastico presente nel luogo in cui interverremo. Si tratta delle scuole dei villaggi di Kanhash, Shamseyat Badra, Basekhra e Qaraqosh.

Dovremo rifare gli impianti elettrici, le finestre, i bagni. Dovremo costruire nuove aule, ristrutturare quelle distrutte e costruire cortili da gioco.

INSEGNARE LA PACE


Cosa riteniamo sia ancora più necessario? Promuovere il consolidamento del processo di pace, all’interno delle scuole.

Per questa ragione abbiamo avviato un programma di formazione il cui obiettivo è combattere gli estremismi, ricucendo i legami della comunità. Insegnando la pace.

 

 

 

 

 

In tutto saranno 2.100 i bambini e le bambine che rientreranno in una scuola agibile e funzionante.

Il ritorno nei propri luoghi è un diritto inalienabile, ovunque. È necessario che il ritorno sia garantito in un clima di riconciliazione ed è importante pensare alla ricostruzione, anche materiale, di ciò che è andato distrutto

Perché ripartire dalla scuola? Perché l’educazione ci offre gli strumenti per creare legami forti tra passato, presente e futuro, connessioni fra generazioni, l’opportunità di incontrare sul nostro cammino le speranze, le scoperte e le rivoluzioni di coloro che ci hanno preceduti. Di valutare e scegliere in prima persona. Di capire quali errori siano stati commessi.

Per evitare di ripeterli.

 

 

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Perché far tornare a scuola le bambine e i bambini iracheni e insegnare la pace significa rafforzare le capacità di entrare in relazione con l’altro/a. E nei bambini, queste capacità sono innate. Alimentarle è un dovere degli adulti.

 

 


 

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