Emergenza Nord Est Siria

COVID-19 (aggiornamento aprile 2020)

Un'emergenza nell'emergenza. In seguito alla diffusione del virus Covid-19, Un Ponte Per sta adattando i progetti già in corso e avviandone di nuovi nel Nord Est della Siria per contenere il virus.

Qui la situazione è di altissima vulnerabilità soprattutto in seguito all’offensiva militare lanciata dalla Turchia nell’ottobre 2019. Si stima che ci siano ancora 70.000 persone sfollate come diretta conseguenza di quell’attacco, e solo 1 dei 16 ospedali presenti è completamente funzionante.

Proteggere le persone più esposte facendo prevenzione è il nostro principale obiettivo in questo momento. 

In Siria più della metà degli ospedali sono stati distrutti da 9 anni di guerra (84, secondo l’OMS, quelli bombardati da dicembre ad oggi). Nel paese, in lockdown dal 13 marzo, le nostre cliniche sono tutte aperte e funzionanti, nonostante si registri un’affluenza minore di pazienti per paura del contagio. La situazione più preoccupante è quella nei campi dove, a causa del sovraffollamento, il virus potrebbe diffondersi in pochissimo tempo.

Un Ponte Per, a fianco delle organizzazioni partner, prima fra tutte la Mezzaluna Rossa Curda, sta allestendo un reparto Covid in 3 ospedali, in modo da dotarli di 18 posti di terapia intensiva, 42 di sub-intensiva e di un sistema di triage con personale sanitario adeguatamente formato.

 

Luca Cafagna, Operations Manager di Un Ponte Per in Nord Est Siria.

Hamdo Ahmed, Local Medical Advisor di Un Ponte Per in Nord Est Siria.

 
 

Mercoledì 9 ottobre 2019 la Turchia ha attaccato il Nord Est della Siria. Immediatamente si sono registrate ondate di persone sfollate in fuga dal confine, che a 4 mesi di distanza sono ancora accolte nei campi profughi.

Sono state colpite le principali città al confine, tra cui Kobane, simbolo della resistenza curda contro Daesh. La Turchia ha bombardato anche la località di Ein aissa, a 50 km dal confine turco quindi fuori dalla safety zone (32 km) dichiarata da Erdogan.

La popolazione si trova nuovamente sfollata, dopo aver già abbandonato le proprie case almeno una volta in questi 9 anni di conflitto. Le persone attualmente accolte nei campi profughi sono oltre 70.000
 

 

 

L’intero sistema sanitario, sul quale tanto abbiamo lavorato, rischia di collassare. Di una cosa dobbiamo essere consapevoli: la priorità della popolazione è avere rifugi sicuri. Sono ancora migliaia le persone che vivono fuori dalle proprie case, quasi il 10% della popolazione. La mancanza di rifugi adeguati genera problemi molto gravi a livello sanitario, ma non solo. Basti pensare che il 70% delle scuole è attualmente occupata da persone sfollate. Questo vuol dire che da mesi non ci sono lezioni per i bambini". Pedro, medico di UPP. 

 

 

 

COSA STIAMO FACENDO


Siamo a lavoro per supportare la risposta all’emergenza umanitaria, garantendo l’invio di aiuti di prima necessità: medicinali, tende, coperte per l’inverno e kit igienici per la popolazione civile sfollata. Ma non si arresta l'intervento di protezione delle sopravvissute alla violenza di genere che conduciamo da anni, così come l’allestimento di strutture sanitarie per garantire salute riproduttiva alle donne sfollate.

Al 4° giorno dall’inizio dell’attacco della Turchia in Nord Est Siria, l’aviazione turca ha bombardato il presidio sanitario d’emergenza della città di Serekanyie/Ras Al Ain. Due medici sono stati feriti e le ambulanze sono state danneggiate.

Colpire le strutture mediche, il personale medico-sanitario, gli operatori umanitari è una gravissima violazione del Diritto Umanitario e delle Convenzioni di Ginevra. Si tratta di un atto inaccettabile.

 

 

 

 

 

Lo staff locale tra molte difficoltà resta operativo.

"Adesso è il momento di essere molto sensibili sulle priorità: abbiamo deciso di lavorare in 6 campi per persone sfollate interne, basando il nostro intervento sui loro bisogni. Si prendono le decisioni insieme alle comunità. I nostri colleghi e colleghe della Mezzaluna Rossa Curda e il nostro staff locale non si sono arresi/e neanche un istante. Non possiamo certo farlo noi”. Pedro, medico di UPP. 

Il tuo contributo ora è più importante che mai per aiutare la popolazione siriana.

Non lasciamoli soli. #DallaLoroParte

 

 

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