Un Ponte Per l’Ucraina

8 July 2022, 15:31

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Tutta l’attenzione della Comunità internazionale si sta concentrando sullo sforzo bellico e sugli aiuti umanitari. Ma molto poco si sta facendo per far tacere le armi e restituire la parola ai popoli. Per questo abbiamo lanciato un nuovo ponte: sostenere l’azione nonviolenta di giovani ucraini e ucraine per la costruzione di una pace stabile e duratura, dal basso.

Di Martina Pignatti Morano, Direttrice dei programmi.
Foto di Valerio Nicolosi.

 

Cluj è una cittadina della Romania, a poche ore di auto dal confine con l’Ucraina, dove il trainer norvegese Kai Jacobsen ha deciso di fondare un prestigioso centro di formazione e sostegno all’azione di peacebuilding, PATRIR. Con lui e il suo team abbiamo lavorato dal 2008 per l’advocacy in Italia sui Corpi Civili di Pace, la formazione ai movimenti di resistenza nonviolenta in tutto il Medio Oriente, e con PATRIR abbiamo scritto il primo progetto di coesione sociale e riconciliazione post-Daesh per le aree liberate di Ninive in Iraq. Negli stessi anni PATRIR lavorava con la società civile di diversi paesi dell’Europa dell’Est e dal 2009 al 2014, nell’ambito di un’ampia iniziativa europea e su richiesta del governo finlandese, ha facilitato il Crimea Policy Dialogue per tentare di giungere a una soluzione concertata del conflitto nella regione.

Quando nel febbraio 2022 la Russia ha attaccato l’Ucraina, la città di Cluj si è immediatamente riempita di rifugiati/e che scappavano dalle aree bombardate e gli operatori di pace di PATRIR hanno compreso di dover imparare un nuovo lavoro. Si sono quindi rimboccati le maniche, hanno messo a disposizione il loro centro per la raccolta di beni di prima necessità e hanno iniziato a facilitare il dialogo tra agenzie umanitarie e centri di smistamento degli aiuti in Romania, per favorire una risposta efficiente ai bisogni primari. Nel giro di pochi mesi la sola PATRIR ha inviato in Ucraina più di 500 tonnellate di aiuti umanitari inclusi cibo, medicinali ed equipaggiamento medico, in oltre 40 convogli. Mentre organizzava la risposta umanitaria, sostenuta anche dalla raccolta fondi di Un Ponte Per, PATRIR ha lanciato un appello internazionale al coordinamento di tutte le associazioni nonviolente europee con capacità di studio, formazione e sostegno all’azione di peacebuilding, per sostenere le associazioni e istituzioni ucraine che volevano impegnarsi su questo fronte.

Ne è nato il coordinamento All for Peace, di cui UPP ha fatto parte sin dal marzo 2022, appoggiando l’invio di una delegazione comune in Ucraina che ha eseguito una mappatura delle associazioni impegnate nella resistenza nonviolenta, nella documentazione dei crimini di guerra, nella difesa degli/lle obiettori/trici di coscienza, nel peacebuilding e peacekeeping civile e nella gestione dei traumi, soprattutto tra la popolazione giovanile. Sono emerse notizie sconosciute ai più, che testimoniavano il grande coraggio di ampie fasce della popolazione ucraina che in varie zone hanno opposto una resistenza civile e disarmata all’occupazione russa, a volte ostacolando l’ingresso dei blindati nei paesi con marce nonviolente, a volte rifiutandosi di collaborare con gli occupanti.

Emergeva però una chiara strategia da parte del governo ucraino di demonizzazione dell’avversario e istigazione della popolazione alla rabbia verso chiunque potesse in qualche modo apparire russofilo. Nella chat di sicurezza che il governo utilizzava per diffondere informazioni vitali sui bombardamenti a centinaia di migliaia di persone, venivano riversate ogni giorno decine di foto di atrocità di cui si accusavano le truppe russe. Sempre più persone sostenevano che un vero ucraino dovesse parlare ucraino, anche se di lingua madre russa; che gli obiettori di coscienza fossero dei traditori e che anche i/le giovani che si dedicavano all’assistenza umanitaria invece di combattere, in fondo in fondo, non fossero veri patrioti. Da questa realtà, inevitabile prodotto della guerra che polarizza i punti di vista, è nata la consapevolezza che noi pacifisti/e dovessimo fare tutto il possibile per le ucraine e gli ucraini che invece si ostinano a lavorare per la coesione sociale.

Assieme a PATRIR abbiamo individuato tre partner locali con un alto potenziale di trasformazione nonviolenta dei conflitti e gestione dell’impatto della guerra sulla psiche dei più giovani.

Il primo è l’Institute for Peace and Common Ground (IPCG), organizzazione non governativa con 25 anni di esperienza in pratiche di facilitazione e dialogo per aiutare le comunità a raggiungere un cambiamento sostenibile in situazioni conflittuali. Il secondo è la sezione ucraina di Nonviolence International, che ha fondato la Coalizione Ucraina Stop the War (USWC) per appoggiare la resistenza nonviolenta all’occupazione russa. Infine c’è la rete degli All Ukraine Youth Centres (AUYC) che gestisce 31 centri giovanili in tutta l’Ucraina, sotto l’egida del Ministero per lo Sport e la Gioventù. Prima della guerra erano dedicati all’educazione non formale, ora sono centri di smistamento degli aiuti umanitari e di primo soccorso.

Grazie al sostegno dell’Ufficio 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, che ha immediatamente creduto nella necessità di sostenere un intervento di peacebuilding in Ucraina, da luglio a dicembre lavoreremo con PATRIR e queste associazioni per il raggiungimento di tre obiettivi specifici: analizzare e dare visibilità internazionale alle azioni di coesione sociale e di nonviolenza in Ucraina che si stanno svolgendo durante  la guerra, organizzando anche una delegazione di giovani ucraini/e a Bruxelles per portare le loro idee all’Unione Europea; rafforzare con specifiche formazioni e produzione di materiale didattico le capacità dei/lle giovani, della società civile e delle istituzioni educative di organizzare attività di costruzione della pace e di primo soccorso nella gestione del trauma; sostenere i/le giovani e le organizzazioni della società civile nell’attuazione di campagne mediatiche che espongano popolazione e governo ucraini a narrazioni di pace, nonviolenza e resilienza al trauma.

Per raggiungere la piena sostenibilità economica di questo progetto, e ampliarlo per sostenere alcuni media indipendenti russi che diffondono un messaggio critico sulla guerra, abbiamo bisogno del vostro sostegno.

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