“Ogni manifestazione d’arte è politica”. Intervista a G. Costantini 

29 Maggio 2024, 12:26

I lunghi capelli nascondono il viso di una bambina. La piccola matita è stretta tra le dita minute mentre disegna una colomba. È il soggetto scelto da Gianluca Costantini, artista e illustratore, per la nuova tessera di Un Ponte Per che ci ha donato.

 

Un soggetto onirico che ritrae un futuro di pace restituito dalle mani delle nuove generazioni. “Forse è solo un sogno, visto che il mondo si dirige verso uno stato di guerra semi perenne, con un costante restringimento dei diritti umani”, ci racconta Gianluca la mattina che lo incontriamo. In Palestina sta avvenendo un genocidio ed è difficile parlare d’altro. “Ma partiamo dall’inizio”. Nel 1993 esce la graphic novel di Joe Sacco ‘Palestina, una nazione occupata’ e diventa immediatamente un classico. Un‘opera che senz’altro influenza la carriera artistica di Costantini, iniziata proprio quell’anno, al termine dell’Accademia. “Mi ispiravo alla potenza di quelle cose lì, alle grandi storie collettive come quella palestinese. Ho amato molto Joe Sacco. Organizzai anche una mostra a lui dedicata nel nostro paese”. Negli anni Gianluca sceglie di usare la sua arte per schierarsi al fianco degli ultimi e di chi si batte per i diritti umani. Diventa quello che viene definito un artista-attivista, “una definizione che mi va bene perché, come diceva Gramsci ‘ogni manifestazione d’arte è politica e io provengo dall’arte dei collettivi, dall’autoproduzione per un pubblico militante”. Col tempo Gianluca passa dalle grandi narrazioni comunitarie alle storie personali, che diventano emblema di cause più grandi. Il tratto grafico diventa essenziale, i testi ridotti a brevi didascalie evocative e senz’altro ne guadagna la potenza del messaggio. Le sue opere rendono virali i volti dell’attivismo che resiste ai regimi, alla privazione dei diritti e delle libertà. Disegna, tra gli altri, Giulio Regeni, Patrick Zaki, Julian Assange, diventando molto popolare sui social e finendo spesso nell’occhio del ciclone. Sarà accusato di antisemitismo dalla destra statunitense per una vignetta su Netanyahu e di terrorismo dal governo turco.

 

Gianluca Costantini con in mano la nuova tessera di Un Ponte Per


“Ovviamente mi dispiace non poter viaggiare più in alcuni paesi”, racconta, “ma credo che in qualche modo faccia parte del gioco. Le accuse di antisemitismo fanno più male: sono una delle cose peggiori per chi si occupa di diritti umani. Credo però che in un mondo governato da un comitato di affaristi e guerrafondai, l’arte abbia il dovere di provare a squarciare l’ipocrisia dei potenti”, spiega. Così i riccioli e gli occhiali di Gramsci diventano i tratti distintivi del viso di Zaki, attivista egiziano simbolo della resistenza alla repressione, liberato solo al termine di una grande campagna globale. “Sono felice che Patrick stia bene. Il mio lavoro è finito il giorno in cui è stato liberato ed è potuto tornare in Italia. Purtroppo non credo che ad Assange toccherà una sorte simile”. Assange,
Wikileaks e le guerre occidentali all’Iraq, uno dei motivi per cui Gianluca si schiera con Un Ponte Per. “Conoscevo il vostro lavoro trentennale in Iraq, a fianco del suo popolo che ha pagato un prezzo durissimo alla follia della guerra. È incredibile che chi ha commesso queste atrocità non sia mai finito sotto processo, mentre chi come Assange ne ha rivelato i crimini, sia imprigionato e considerato un nemico pubblico”, aggiunge. Tornando col pensiero a Gaza, oggi Gianluca sta dedicando una serie di ritratti a giornalisti e giornaliste palestinesi uccisi dopo il 7 ottobre (al momento dell’intervista erano circa 80, ndr). “Un disastro per la verità. Erano persone coraggiose, testimoni diretti, brutalmente silenziati affinché non raccontassero ciò che avevano visto. Non potranno contribuire a costruire una verità condivisa. Una verità che su Gaza mancherà”, conclude.

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