La nostra posizione sul “Muslim Ban”

6 febbraio 2017, 13:32

Venerdì 27 gennaio Donald Trump ha firmato un ordine che sospende per 90 giorni l’ingresso negli Stati Uniti dei cittadini provenienti da Somalia, Sudan, Iran, Iraq, Siria, Yemen e Libia. L’ordine è stato temporaneamente sospeso grazie alla coraggiosa sentenza di un giudice, ma la Corte di appello di San Francisco si pronuncerà stasera sull’eventuale ripristino del “Muslim Ban” e la vicenda finirà poi certamente davanti alla Corte Suprema, in cui numerosi sono i giudici conservatori.

Come Associazione che da anni opera in situazioni di conflitto in Iraq e recentemente anche in Siria sentiamo di dover prendere parola accanto a chi è sceso nelle piazze e ha invaso gli aeroporti di numerose città americane per protestare, mentre le autorità addette al controllo cominciavano a bloccare e a minacciare di espulsione e rimpatrio migranti e rifugiati appena atterrati.

I cittadini dei paesi “banditi” da Trump sono i primi ad essere colpiti dal terrorismo e devono essere i nostri primi alleati nell’arginare l’estremismo violento. Ogni muro tra noi e loro renderà questa missione comune più difficile.

Con il nostro lavoro possiamo testimoniare che chi fugge da Iraq e Siria, chi vive nei campi profughi iracheni, libanesi e giordani, chiede diritto al ritorno e un futuro di stabilità, e se sogna una vita in Europa o negli Stati Uniti d’America è per garantire un futuro ai propri figli, sperando nella loro integrazione.

Riteniamo inaccettabile che, in una situazione complessa come quella dei paesi inclusi nel divieto, il Presidente degli Stati Uniti dia al mondo un messaggio di odio e discriminazione, tagliando inoltre un programma di accoglienza dei rifugiati più vulnerabili, vittime di violenza o con gravi problemi di salute, che da mesi avevano acquisito il diritto di partire per gli Usa.

Per questo continueremo a rifiutarci di partecipare a bandi istituzionali della cooperazione statunitense, mentre collaboriamo attivamente con associazioni e movimenti sociali che in America contestano le politiche militariste e islamofibiche, sessiste e xenofobe.

Siamo pronti a schierarci sempre dalla parte della società civile di ogni latitudine e a promuovere il rispetto dei diritti umani e le sue declinazioni concrete, prima tra tutte il diritto ad un’accoglienza degna.

Il Comitato Nazionale di Un ponte per…