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Puzzlestan: I confini sono i limiti dei popoli

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I confini sono i limiti dei popoli” è un documentario girato dal giornalista Ivan “Grozny” compasso tra il 2014 e il 2015 nei territori del Kurdistan iracheno e nella regione a maggioranza curda del Rojava, in Siria.

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PUZZLESTAN – I confini sono i limiti dei popoli” è un documentario girato dal giornalista Ivan “Grozny” compasso tra il 2014 e il 2015 nei territori del Kurdistan iracheno e nella regione a maggioranza curda del Rojava, in Siria. Con una grande attenzione dedicata al lavoro di Un ponte per…, e numerose interviste ai nostri operatori.

Guarda il Trailer: clicca qui.

Quando qualcosa va in frantumi, si perde sempre qualche pezzo. Si può cercare di riparare o di dare una forma nuova a ciò che è stato, ma qualcosa si smarrisce per forza. Figuriamoci cosa può accadere quando sono grandi paesi a sbriciolarsi.

E’ quanto accade da una ventina d’anni in Iraq e alla Siria dal 2012.

Processi lunghi, che possono appunto durare decenni, ma il risultato non può che portare a divisioni, a ripartizioni. In mezzo a tutto questo i curdi, che l’esperienza di vedersi ripartiti l’hanno già vissuta e condiziona ancora oggi le loro sorti.

Molti sono fuggiti lontano, la maggior parte vive dietro a quattro confini diversi. Molti oggi hanno scelto di lottare. Chi per difendere un territorio, in Nord Iraq, chi per costruire una società nuova, in Turchia, chi per scacciare chi vorrebbe imporre il Medioevo, in Rojava (Siria).

Entrare in questi territori, attraversarli per cercare di capire come si vive sotto le bombe, sotto assedio, sotto una tenda o sotto il cielo di Medio Oriente.

Un viaggio vero e proprio che parte dalla Turchia nel dicembre 2014: migliaia di persone si sono riversate qui cercando un rifugio nei campi allestiti per accogliere chi fugge dai massacri di Isis. Su questa stessa frontiera, passa con non poche difficoltà chi vuole salvarsi la vita che chi, percorrendolo in senso opposto, va a dare manforte agli uomini del Califfato.

E di la c’è Kobane, la città simbolo della resistenza curda. A Kobane e nel Rojava, il cantone siriano controllato dai curdi, non si lotta per consolidare ed estendere dei confini ma per estendere dei diritti poi da consolidare. Una volta cacciato, Isis.

E’ qualcosa di più della parità tra generi proprio in un pezzo di mondo dove società teocratiche e patriarcali vorrebbe le donne costrette ai margini. Le donne curde fanno politica, hanno imbracciato il fucile e si difendono. Se poi possono, attaccano, pure.

Si lotta per la libertà, per le proprie case, le proprie famiglie, per i diritti. La guerra vista da dentro. 

Poi c’è l’Iraq del Nord dove si vive in una calma che se non è apparente, non deve ingannare. Fa da contraltare alle grandi opere edificate nelle città dove si è diffuso un certo benessere, in un territorio neppure vastissimo sono presenti 3 milioni di profughi che vivono in campi più o meno organizzati. Isis controlla Mosul e non solo. E’ sempre in agguato.

C’è che si occupa di salvare bambini orfani a superare traumi e choc che la guerra porta con se, c’è chi cerca di salvare scritti antichi e opere d’arte, chi vuole aprire un museo, chi ricorda casa sua che non c’è più, chi vive in campi “informali”, chi non sa cosa vuol dire vivere in un paese senza la guerra.

Duhok, Domiz, Khanke, Al Qosh, Lalish sono solo alcuni dei posti in cui sentiremo storie drammatiche ma pregne di grande dignità. E poi attraversare il Tigri per raggiungere nel cantone di Cezira in Rojava (Siria) chi continua a combattere Isis e le milizie di Al Nusra. Ypj e Ypg nonostante le perdite quotidiane continuano a liberare pezzi di territorio. E’ il caso della città di Hesseke dove entriamo appena due giorni dopo la cacciata degli uomini in nero.

Sfondando una porta nei pressi di questa città in una operazione di “bonifica” da Daesh che un combattente si imbatte in una bambina. Ed è qui che comincia la nostra storia. Fatta a pezzi.

Ivan Grozny Compasso, giornalista freelance e video maker, pubblica servizi multimediali su diverse testate, soprattutto su temi internazionali con reportage dall’America Latina e il Medio Oriente. Dal 2000 al 2010 conduttore è stato radiofonico a Radio Sherwood. Ha pubblicato “Ladri di sport. Dalla competizione alla resistenza” (Agenzia X 2014) e recentemente “Kobane Dentro. Diario di guerra sulla difesa del Rojava” (Agenzia X 2015). Collabora con la trasmissione Rai “Gazebo”.

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