Dalla Siria alla Giordania, superando la disabilità

18 maggio 2018, 9:10

Tre ragazzi fuggiti dalla Siria, sulla sedia a rotelle a causa della guerra, stanno cambiando il volto di Amman, incoraggiando l’abbattimento delle barriere architettoniche. Li abbiamo incontrati nell’ambito del nostro lavoro in Giordania a fianco delle persone con disabilità. 

 

Ayman, Iqbal e Hisham sono tre amici che vivono assieme, nello stesso appartamento condiviso, come molti ventenni ad Amman fanno da un po’. E come loro, hanno abitudini, amici, famiglie, passatempi.  Sogni e ambizioni.

Le stesse che avevano in Siria, quando ancora non gli avevano sparato e non erano stati costretti a trascorrere il resto della loro vita su una sedia a rotelle.

Sono arrivati in Giordania quattro anni fa in cerca di salvezza e cure, e, nel centro dove li hanno tenuti in terapia, sono subito entrati in contatto con la comunità locale di persone con disabilità. Hanno ricevuto cure e sostegno psicologico per un anno e mezzo, iniziando, nel mentre, a fare qualche lavoretto. Ayman si è messo a produrre e vendere profumi, Iqbal ad allevare uccellini e Hisham a scambiare sim card.

Per loro, non c’è nulla di più importante del mantenere la propria indipendenza e dignità. Così, messi da parte un po’ di soldi, hanno lasciato il centro e sono andati a vivere da soli.

È nel quartiere in cui vivevano che il loro esempio ha raccolto i primi frutti. Hanno spinto i responsabili ad adattare la moschea, il parco e la clinica ai bisogni delle persone con disabilità, raccogliendo donazioni dalla comunità. All’epoca i ragazzi non sapevano nulla di Ong e aiuti internazionali. Stavano solo cercando di abituarsi alla loro nuova condizione e di aiutare gli altri a fare altrettanto. Giorno dopo giorno, Ayman è diventato una figura di riferimento nei centri dove faceva il volontario nel tempo libero.

Due anni dopo, in una di quelle strutture, ha incontrato il dottor Shady, che ha coinvolto lui e i suoi amici in dei training ufficiali sponsorizzati dalle Ong e li ha presentati alla Al Hussein Society – Jordan Center For Training & Inclusion, dove li abbiamo conosciuti lo scorso ottobre, nell’ambito della nostra iniziativa di assistenza sanitaria, Adreen (We can).

Inizialmente beneficiari del progetto, nel corso dei mesi Ayman e i suoi amici sono diventati dei veri e propri focal point per noi all’interno della comunità locale di persone con disabilità, fornendoci liste di nomi di individui che avevano bisogno di ausili alla mobilità, alloggi adattati o protesi, rinvii a specialisti per interventi chirurgici e suggerimenti per altre piccole attività. Sono al centro di una rete di solidarietà che include yemeniti, iracheni e palestinesi così come giordani e, va da sé, siriani invalidi di guerra, come loro.

Questi tre ragazzi sono pieni di energia e non stanno mai fermi. Nonostante paraplegia e stanchezza, le loro giornate sono lunghissime. Due/tre volte alla settimana si allenano e allenano altri ragazzi ed altre ragazze come loro alla Cittadella Sportiva, dove giocano a ping-pong e corsa su sedia e sollevano pesi, perché la vita va avanti e “come si fa a trovare moglie senza muscoli?”

Durante la fase di ripresa, la terapia occupazionale è fondamentale tanto quanto gli altri trattamenti. Perciò, i ragazzi si sono rimboccati le maniche per rendere piene le loro giornate: prima di iniziare le loro attività fuori casa, Ayman studia sempre online per due ore, a Iqbal piace aggiustare cose e pensa sempre a nuove invenzioni, mentre dà da mangiare ai canarini, Hisham lavora come un nerd sui suoi aggeggi tecnologici, fra la visita di un amico e uno sguardo alle notizie sulla Siria.

Si organizzano come possono e non guadagnano granché, ma non vogliono assolutamente aiuti economici. Il loro obiettivo è dimostrare che le persone con disabilità possono cavarsela da sole e sottolineano sempre l’importanza del fattore motivazionale durante le loro sedute di supporto psicologico o quando raccontano la propria storia.

Il loro esempio sta cambiato l’intera comunità ad Amman. Persino il barbiere che ha il salone al piano terra del loro palazzo si è convinto a sistemare il negozio per adattarlo alle esigenze dei clienti con disabilità, per permettere anche a loro l’accesso ai suoi locali.

È così che Ayman, Iqbal e Hisham vivono la loro vita qui in Giordania. Il loro desiderio più profondo è di tornare un giorno in Siria, quando la guerra sarà finita, e aiutare le persone nella loro stessa situazione, oltrepassando i confini con la loro disarmante, ostinata perseveranza.

*Il progetto Adreen è stato finanziato dal fondo umanitario giordano di OCHA. Un Ponte Per …, insieme alla Al Hussein Society, si è impegnata a fornire servizi di riabilitazione completi a persone con disabilità fisiche e psicologiche, tra cui amputati e feriti di guerra. Il progetto, conclusosi lo scorso marzo, ha anche fornito aiuti alla mobilità personalizzati e dei training individuali sulle tecniche di riabilitazione. Questo intervento ha contribuito alla risposta umanitaria alla crisi siriana, con l’obiettivo di sostenere il sistema sanitario nazionale di assistenza  ai rifugiati siriani elle parti più vulnerabili della società ospitante, promuovendo nel contempo l’inclusione sociale delle persone con disabilità.