Stop Islamofobia. Un anno di lavoro contro l’odio

4 marzo 2020, 13:07

I sentimenti di odio e intolleranza nei confronti delle comunità musulmane e islamiche in Europa sono rafforzati da quelli che, a livello tecnico, vengono definiti “driver strutturali”: politiche, leggi, dibattiti pubblici, messaggi mediatici, che contribuiscono a normalizzare l’odio e l’intolleranza verso queste comunità nei nostri paesi.

Con questa consapevolezza, nel novembre del 2018, abbiamo lanciato il progetto “Stop Islamofobia” che, insieme a tante altre organizzazioni internazionali, si svolge tra l’Italia, la Francia, la Spagna, la Gran Bretagna e i Paesi Bassi.

L’obiettivo che ci siamo posti/e è di organizzare una ricerca transnazionale per comprendere quali siano le cause che hanno portato alla normalizzazione del sentimento islamofobo, dell’odio e dell’intolleranza anti-islamica in Europa e, più nello specifico, nei paesi nei quali ha luogo il progetto.

La finalità di questo lavoro, dunque, è duplice: la prima è fornire analisi sull’impatto di questi “driver” nei diversi contesti, suggerendo alle autorità nazionali ed europee buone pratiche da adottare incentrate sul rispetto dei diritti umani attraverso lo studio sui fattori scatenanti l’odio nelle regioni geografiche prese in considerazione. L’altra, è quella di aumentare la consapevolezza delle società civili rispetto alle loro capacità di resistere ai messaggi di odio e incoraggiarne la mobilitazione attraverso attività strutturate e formazioni.

Nel nostro caso, le attività del progetto si concentrano maggiormente sulla conoscenza e la sensibilizzazione, tramite l’organizzazione di eventi pubblici nelle principali università italiane – sia attraverso tavole rotonde che workshop – mirati a creare una maggiore consapevolezza nelle nuove generazioni di studenti su cosa si intenda effettivamente per islamofobia, e di come questa possa essere combattuta.

“I risultati raggiunti in oltre 1 anno di lavoro sono andati oltre le nostre aspettative: se inizialmente prevedevamo il coinvolgimento di 5 università, siamo riusciti/e a metterci in contatto con più di 10 atenei – tra Napoli, Roma, Cagliari e Milano – organizzando conferenze e workshop”, ci racconta Luigi Giorgi, responsabile del progetto per Un Ponte Per. “Ci sono stati perfino atenei che spontaneamente si sono messi in contatto con noi per poter prendere parte attiva al progetto. Un bel risultato, quindi, rispetto a quanto programmato inizialmente”.

Un altro momento fondamentale è stato poi quello che ci ha visti/e impegnati/e nell’organizzazione di incontri e momenti di scambio tra membri delle comunità islamiche e docenti, insegnanti, impiegati/e pubblici dei paesi coinvolti.

“Consapevoli che non è possibile parlare di islamofobia e di Islam  senza coinvolgere le parti direttamente interessate, il nostro obiettivo è stato quello di creare tre incontri – attualmente in corso – tra esponenti della società civile italiana che si occupano in prima persona del contrasto all’islamofobia e i rappresentanti delle comunità islamiche”, prosegue Luigi.

“Crediamo sia fondamentale far capire come in Italia non esista un’unica comunità islamica, ma una pluralità di voci con la quale è necessario confrontarsi e con le quali Un Ponte Per ha deciso singolarmente di creare un dialogo costruttivo all’interno del progetto”.

Attualmente i nostri interlocutori sono la Confederazione Islamica Italiana (CII), la Comunità Religiosa Islamica Italiana (COREIS) e l’Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia (UCOII). Ad oggi è già stato svolto l’incontro con la CII, il 25 marzo si terrà quello con l’UCOII e poi, ad aprile, ci sarà quello con la COREIS.

L’esito del progetto consisterà, infine, in un incontro regionale dove tutti i coordinatori e le coordinatrici, insieme ad altre associazioni delle società civili dei loro paesi di appartenenza, e ai rappresentanti delle comunità islamiche, si riuniranno ad Amsterdam per discutere i risultati principali del lavoro.

“Condivideremo le reciproche esperienze, metteremo a confronto le analisi, i report e i documenti strategici che ognuno/a di noi ha realizzato, che confluiranno nella redazione di un documento che verrà depositato in sede europea con lo scopo finale di far adottare raccomandazioni e buone pratiche per contrastare odio e islamofobia”, conclude Luigi.