#StopTheWarNow: diario dalla carovana in Ucraina

29 Settembre 2022, 10:36

Siamo partite/i per l’Ucraina con la Carovana #StopTheWarNow!

E’ partita lo scorso 26 settembre e resterà in Ucraina sino al 3 ottobre la delegazione della società civile italiana che stiamo guidando insieme al Movimento Nonviolento nell’ambito delle iniziative della rete “Stop the War Now”, nata per costruire dal basso un’alternativa alla guerra in corso e per contribuire alla immediata cessazione dell’invasione russa dell’Ucraina e all’avvio di negoziati tra le parti per dirimere con la diplomazia le attuali controversie.

Dopo due delegazioni e alcune missioni esplorative realizzate nei mesi passati, torniamo in Ucraina per svolgere una serie di incontri con la società civile impegnata nel supporto umanitario alle vittime del conflitto, nella costruzione della pace, nel sostegno all’obiezione di coscienza e nelle azioni di resistenza nonviolenta. E portiamo con noi aiuti umanitari.

Lunedì 26 settembre
La delegazione di Un Ponte Per diretta in Ucraina è partita, da Roma e da Pisa. Ne fanno parte Mohamed Ambrosini, Fabio Alberti e il nostro co-Presidente, Alfio Nicotra. Da Gorizia, dove ci siamo incontrate/i con gli/le altri/e membri/e della carovana, siamo dirette/i a Cluj, in Romania, dove incontreremo i nostri partner locali dell’organizzazione Patrir, con cui per anni abbiamo lavorato in Iraq con programmi di peacebuilding e coesione sociale. Ce lo racconta il nostro Mohamed:


Intervista a cura del Movimento Nonviolento.

Martedì 27 settembre
Eccoci al confine ucraino, mentre stiamo per entrare nel paese.
La Carovana è composta da 23 persone. Portiamo con noi un carico di aiuti umanitari: vestiario invernale, maglie termiche, giacche, sacchi a pelo. Questo ci è stato richiesto dalle associazioni partner che stanno sostenendo le persone in fuga dalle aree del paese occupate.
Lo scopo del viaggio è consegnare questi aiuti, sostenere la resistenza nonviolenta e gli obiettori di coscienza che rifiutano di combattere. Dal gennaio scorso l’esercito ucraino ha intentato oltre 5.000 cause legali contro gli obiettori di coscienza, 2.500 solo negli ultimi mesi. Le pene detentive vanno dai 5 ai 10 anni, e le spese giudiziarie sono molto alte. Per questo, a loro va tutto il nostro sostegno.

 

Mercoledì 28 settembre
Giornata a Chernivsti per la Carovana di Pace #StopTheWarNow. Gli aiuti umanitari – circa 3 metri cubi di vestiario pesante per affrontare l’inverno – sono stati scaricati e consegnati al responsabile delle relazioni esterne della Chernvitsi National University e saranno  destinati alle persone in fuga dai territori del Donbass.

La mattina abbiamo incontrato i/le giovani studenti delle diverse facoltà in un partecipatissimo seminario intitolato “Immaginare la pace durante il conflitto” per parlare del ruolo chiave dei/lle giovani nei processi di pace. Nel pomeriggio invece abbiamo incontrato attivisti e attiviste dei movimenti sociali, docenti universitari e giornalisti/e per un confronto sul ruolo della società civile nella costruzione della pace. La sera partenza per raggiungere Kiev con un treno notturno: saranno 14 lunghe ore di viaggio.

Ci racconta la giornata il nostro co-Presidente, Alfio Nicotra:


Giovedì 29 settembre
Dopo 15 ore di viaggio in treno, siamo infine giunti/e a Kiev. Lo scotch sui finestrini del vagone – per attutire le schegge in caso di esplosioni – ricordava ad ogni momento che siamo in un paese in guerra. Kiev si lascia ammirare mentre il traffico scorre ordinato, eppure si avverte un clima di tensione nell’aria. La voglia di normalità prevale fino alle 23, poi con il coprifuoco le luci si spengono e in giro non c’è più nessuno.

Nel pomeriggio incontriamo attivisti/e del Movimento Pacifista Ucraino (UPM). Il segretario del UPM Yurii Sheliazhenko, l’obiettore di coscienza Sergej, l’attivista Katya, ognuno/a ha raccontato la propria storia, le difficoltà e le privazioni subite per difendere i propri ideali pacifisti e nonviolenti. Hanno accompagnato i membri della nostra carovana in un piccolo tour cittadino, fino alla statua del Mahatma Gandhi, donata dall’India al popolo ucraino come auspicio di pace. Dopo le foto di gruppo davanti alla statua di Gandhi, Yurii ha letto e commentato la loro “Agenda di pace per l’Ucraina e per il mondo”.

Speriamo che i governi europei riconoscano lo status di rifugiato ad obiettori/trici, disertori e renitenti alla leva militare in Russia, Ucraina e Bielorussia. Lo ha espresso con lucidità il nostro co-Presidente Alfio Nicotra a Il Manifesto: «Dobbiamo assicurare protezione internazionale ai disertori di entrambe le parti del conflitto, così da sottrarli alla guerra fratricida». Domani ancora a Kiev, sempre dalla stessa ostinata parte.


Venerdì 30 settembre
E’ un venerdì pieno di incontri quello della Carovana di “Stop The War Now”. Il primo incontro è avvenuto nell’Ambasciata italiana a Kiev, dove abbiamo presentato all’ambasciatore gli obiettivi della nostra missione di pace.

In seguito abbiamo incontrato una Ong locale che fornisce assistenza legale ai lavoratori in lotta. Cosa succede ai lavoratori e alle lavoratrici di un paese in guerra? Sono circa 5 i milioni di persone che hanno perso il lavoro a causa dell’invasione russa, senza nessun ammortizzatore sociale. Tra legge marziale e chiamata alle armi, stipendi non pagati, riduzioni governative dei diritti, sono milioni le persone a rischio indigenza con l’inverno è alle porte. Lo spiega con dovizia il nostro co-presidente Alfio Nicotra:

 

Nel terzo incontro abbiamo conosciuto i centri giovanili ucraini di Kiev, gli “All-Ukrainian Youth Center”, finanziati dal Ministero dello Sport e della Gioventù, che da quando è cominciata la guerra si sono trasformati in centri logistici per l’aiuto umanitario e per il supporto psicologico e comunitario, gestione post-trauma e promozione di cultura come strumento di pace.

Lo aveva raccontato a luglio, il giovanissimo vice-direttore Artur Kadelnyk, appena 26 anni, alla nostra Martina Pignatti Morano:

Nel penultimo incontro della giornata, abbiamo conosciuto due attivisti dei territori occupati, stremati da mesi di andirivieni in cui hanno portato aiuti umanitari nei territori e riportato, quando è stato possibile, profughi e persone sfollate. Coraggiose azioni di resistenza civile nonviolenta, portate avanti in luoghi dove mancano informazioni, mezzi di comunicazione e cresce quotidianamente l’odio. Una piccola delegazione della carovana ha poi incontrato l’avvocata del giornalista sotto inchiesta, perché pacifista e obiettore di coscienza, Ruslan Kotsaba. Avevamo già raccontato di Ruslan e vogliamo continuare a parlarne – affinché i riflettori internazionali si accendano sul suo caso – ed a sostenere la sua difesa legale.

A fine giornata, breve passeggiata in centro a Kiev dove abbiamo ammirato la celeberrima piazza Maidan, dove molto di ciò che viviamo oggi, trova le sue radici.


Sabato 1 ottobre
Ultimo giorno a Kiev per la nostra Carovana pacifista. Ancora una giornata ricca di incontri:
Siamo stati ricevuti/e dalla nunziatura della Santa Sede in Ucraina con una calorosa accoglienza. Insieme a Pax Christi Italia e Movimento Nonviolento, abbiamo esposto gli obiettivi della Carovana, il nostro sostegno alle forze e alle iniziative di pace in Ucraina e in Russia, agli obiettori di coscienza di entrambe le parti, in sintonia con le sagge parole di Papa Francesco.

Abbiamo poi incontrato due sindacaliste del pubblico impiego, fortemente preoccupate per i tagli ai posti di lavoro, la forte deregolamentazione e le differenze salariali in base al genere. A pranzo, insieme ad un poeta ucraino, abbiamo ragionato insieme sull’importanza del binomio indissolubile tra la cultura e la pace. In seguito, nella sede del Consiglio nazionale dei giovani ucraina (NYCU), la Carovana ha ascoltato i bisogni delle organizzazioni giovanili impegnate nel campo umanitario, ma anche nella promozione dei diritti e di una società più giusta, inclusiva e pacifica.

La responsabile dei programmi dell’Institute for Peace and Common Ground ha condiviso con noi un concetto fondamentale: la pace non coincide soltanto con la fine del conflitto armato, bensì significa costruire percorsi di giustizia riparativa e dialogo tra le comunità, per arginare discorsi d’odio e prevenire nuove esplosioni di violenza. Non potremmo essere più d’accordo.
In serata il treno ci attende: torniamo a Cernivtsi.

Domenica 2 ottobre
Ultimo giorno in Ucraina per i partecipanti alla Carovana di pace “Stop The War Now”. Il treno notturno ci lascia a Chernivtsi per proseguire sulla via del ritorno in Italia. In occasione della Giornata Internazionale della Nonviolenza, nella città universitaria, si è tenuto un significativo momento di celebrazione della ricorrenza. Riunita in un centralissimo parco, abbiamo letto le parole del Mahatma, sul tema drammaticamente attuale della minaccia nucleare, seguite da alcuni minuti di silenzio con il pensiero rivolto alle vittime della follia bellica.

«Considero l’impiego della bomba atomica per la distruzione totale di uomini, donne e bambini, l’uso più diabolico della scienza. Qual è l’antidoto? È diventata obsoleta la nonviolenza? No, al contrario, la nonviolenza è l’unica cosa che ci risolleva, l’unica cosa che la bomba atomica non potrà distruggere».

Sono le parole che Gandhi pronunciò pochi giorni dopo il primo utilizzo della bomba atomica nella storia. Così proseguivano:

«La morale da trarre da quella tragedia suprema della bomba è che essa non sarà annullata da una contro bomba, così come la violenza non può essere combattuta da una contro-violenza. L’umanità può uscire dalla violenza solo attraverso la nonviolenza».

Parole che dedichiamo a tutti/e coloro che con coraggio rifiutano di combattere, mettendo a repentaglio la propria libertà pur di non uccidere. Chiediamo protezione internazionale immediata per gli obiettori e le obiettrici di coscienza provenienti da tutte le parti del conflitto.

Lunedì 3 ottobre
Si torna a casa. Dopo 7 giorni si chiude la nostra Carovana “Stop The War Now”, guidata insieme al Movimento Nonviolento e a tanti amici e tante amiche delle altre organizzazioni pacifiste. Abbiamo conosciuto pezzi di Ucraina che non vengono raccontati, eppure continuano ad esistere e resistere. Ogni persona che abbiamo incontrato ci ha lasciato un pensiero, un ricordo, un’emozione, ma soprattutto un grande insegnamento di vita: solo la nonviolenza può disinnescare il potere vendicativo della violenza. Chi fugge dalla coscrizione obbligatoria in Ucraina o in Russia ci indica una via alternativa per fermare il conflitto. Chiediamo per loro protezione internazionale, così da sottrarre il maggior numero di persone a questa guerra. Non abbandoniamo chi rigetta la violenza! Da domani continueremo a lavorare da casa per fermare la guerra adesso.

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Il diario della carovana è tenuto in collaborazione con il Movimento Nonviolento.