Con Sochi non si è aperta una stagione di pace

23 ottobre 2019, 14:22

Il memorandum tra Russia e Turchia sottoscritto ieri a Sochi potrà essere giudicato con più chiarezza quando dalle affermazioni di principio lo si calerà nella realtà. Allo stato attuale possiamo valutare come positivo il solo procrastinarsi del cessate il fuoco che consentirà alle organizzazioni umanitarie di proseguire nell’opera di soccorso e sostegno alla popolazione civile senza diventare target, come è avvenuto nei giorni dell’invasione armata, dell’aviazione turca.

Resta la ferita inferta al Diritto internazionale, l’occupazione manu militari di terra siriana da parte di un Paese della Nato, la fuga di 200.000 persone dai territori ora controllati da Ankara e il rischio concreto che il piano di sostituzione etnica di Erdogan, come già avvenuto ad Afrin nel gennaio 2018, si possa realizzare con la complicità della Comunità internazionale. La stessa integrità territoriale siriana è minacciata da questa strategia.

Non crediamo che con Sochi si sia aperta una stagione di pace. Le ragioni che hanno spinto alla guerra Erdogan è stata infatti la crisi economica che, nonostante lo stato d’emergenza proclamato dopo il fallito golpe del luglio 2016, ha cominciato a far franare il consenso verso il suo regime. La perdita del comune di Istanbul – elezioni perse, annullate e poi ancora perse clamorosamente – è qualcosa di più di un campanello dall’allarme per il regime. La guerra è la benzina che serve per rinfocolare il nazionalismo più gretto e capace di mettere a tacere il dissenso.

D’altronde nell’informazione a senso unico i curdi sono equiparati ai terroristi. Per questo i loro sindaci – come quello di Diyarbakir –  vengono prima commissariati e poi arrestati. Sostenere le forze democratiche e la società civile turca è il migliore modo per rompere questa odiosa spirale e voltare pagina rispetto alla strategia di guerra  infinita nei confronti del popolo curdo.

Un Ponte Per ribadisce il diritto di tutti i profughi a rientrare nelle loro case e città in sicurezza e denuncia come un crimine contro l’umanità ogni tentativo di utilizzare i milioni di profughi siriani rifugiarti in Turchia come massa di manovra per cacciare – creando nuovi profughi – i curdi delle loro case e città.

Non sappiamo quale livello di agibilità avranno le organizzazioni internazionali nella cosiddetta “Safety zone” proclamata dalla Turchia e che l’accordo di Sochi concede ad Ankara, sia pur sotto un pattugliamento congiunto con i soldati russi. Temiamo per i civili che si troveranno alla mercé delle truppe jihadiste addestrate ed armate da Ankara, che si sono già contraddistinte per esecuzioni sommarie e violazioni dei diritti umani. Daesh, sconfitto sul campo dai curdi, rischia adesso di riprendere vigore e tornare ad assumere un ruolo di attore in tutta l’area.

L’accordo di Sochi non deve spingere la Comunità internazionale a revocare l’embargo sulle armi alla Turchia, che per il momento  è stato solo annunciato e non ancora attuato. Sosteniamo  le azioni dal basso come quelle della campagna “Rise Up for Rojava” che oggi ha manifestato davanti all’azienda romana della multinazionale RHEINMETAL SPA per chiedere al Governo italiano di bloccare la consegna ad Ankara del cannone automatico “Oerlikon”, in grado di sparare 600 colpi al minuto.

Ribadiamo con forza la richiesta di un embargo sulle armi alla Turchia immediatamente operativo su tutti i sistemi d’arma già in produzione e non solo sulle future commesse. Insistiamo nel richiedere il ritiro del contingente militare italiano dalla Turchia e il rientro in Italia della batteria antimissilistica dispiegata a difesa dello spazio aereo turco.

Confermiamo e intensifichiamo la campagna di raccolta fondi “Dalla loro parte, avviata per sostenere il nostro partner – la Mezzaluna Rossa Curda – che qualunque cittadino/a ed istituzione può sostenere utilizzando l’Iban Bancario IT09T0501803200000011007903 e il conto corrente postale n.59927004.  C’è bisogno di tutto nella Siria del Nord Est.

Un Ponte Per conferma il suo impegno al fianco delle vittime della guerra e a sostegno della sperimentazione democratica, laica, femminista, ecologista, plurietnica ed inclusiva che è andata concretizzandosi  in questi anni nel Nord Est della Siria. Chiede a tutti e tutte di partecipare alle manifestazioni che si terranno il 26 ottobre a Milano e il 1 novembre – anniversario della liberazione di Kobane da Daesh – a Roma.

Alfio Nicotra e Angelica Romano, co-Presidenti di Un Ponte Per